D’Ambrosio, primo giorno da ds: «Mani pulite? È acqua passata»

L’ex guida del Pool, presentato da Fassino, attacca subito il governo su giustizia e occupazione

Stefano Zurlo

da Milano

Mani pulite? Non interessa più. La sorprendente rivelazione diventa ancor più clamorosa se a scandire il temerario giudizio è, nientemeno, Gerardo D’Ambrosio che del Pool fu il coordinatore e la guida. Quella stagione appartiene al passato e il passato al Circolo della stampa di Milano è zavorra: l’ex Procuratore capo di Milano lo liquida con tre parole prese a prestito dalla canzone napoletana: «Scurdammoce ’o passato». Piero Fassino, che siede al suo fianco, annuisce e a protezione dell’ex magistrato alza una barriera a forma di domanda: «Di che cosa si deve vergognare D’Ambrosio?».
Il rito dell’iniziazione alla politica e della candidatura al Senato di uno degli uomini simbolo di Mani pulite è tutto qui. Bastano poche battute per scacciare tutte le obiezioni legittime, tutti i dubbi retrospettivi, tutte le polemiche pre-elettorali e tutto l’inevitabile strascico delle dietrologie. Gerardo D’Ambrosio è solo un ex magistrato che da più di tre anni ha lasciato per raggiunti limiti anagrafici la corporazione. Fine di tutto.
D’Ambrosio e Fassino - contornati da altri due «candidati espressione della società civile»: l’ex sovrintendente della Scala Carlo Fontana e l’ex sindaco di Cremona Paolo Bodini - provano a infilare la testa nel futuro. Qualcuno fra i giornalisti che affollano la conferenza stampa ritiene che l’abbiano nascosta sotto la sabbia, ma la coppia marcia spedita verso il traguardo del 9 aprile. D’Ambrosio è tranchant: «Nel 2005 ho girato tutta l’Italia per presentare il mio libro “La giustizia ingiusta” e nessuno mi ha mai chiesto di Mani pulite. Nessuno. Nessuno». Caspita. Sapevamo che la storia va di fretta, non ancora che fosse una lavagna immacolata.
Altro che Mani pulite. I problemi della gente sono altri. Per esempio «il livello di disoccupazione soprattutto al Sud dove imperversano camorra e mafia». Come batterle? Come risollevare le economie di zone depresse? Ecco che il neocandidato è già pronto a dare una stoccata a Giulio Tremonti in versione balneare: «Non bisogna dare in concessione per novanta anni le spiagge e i tratti di mare antistanti come ha proposto Tremonti facendo finta di ignorare che al Sud a disporre di capitali è proprio la criminalità organizzata e non le imprese». E poi c’è l’abolizione del secondo grado di giudizio, in questi giorni all’esame delle Camere. D’Ambrosio rincara la dose: «L’eliminazione dell’appello da parte del Pm può giovare a qualcuno, a parte chi sappiamo? I giudici di primo grado saranno più esposti quando dipenderà solo da loro condannare o meno un mafioso». Ma sì, scurdammoce o passato e avanti verso Palazzo Madama. L’agenda è già gonfia di temi. Il passato, invece, rientri pure dentro i faldoni delle inchieste ormai archiviate. «Ho avuto un attimo di esitazione - ammette D’Ambrosio - pensando alle speculazioni che avrebbero accompagnato la mia candidatura, ma poi ho pensato che sarebbe stato un tradimento non accettare la proposta».
Fassino è più stringato: «Gerardo D’Ambrosio è un privato cittadino da tre anni e mezzo ed è una personalità che da sempre esprime competenza e passione sui temi della giustizia». Può bastare? Il segretario dei Ds si lancia in un ardito calcolo di aritmetica giudiziaria: «Nel parlamento uscente il centrodestra schiera sei magistrati». Invano i giornalisti presenti gli fanno notare che le «speculazioni» arrivano anche dalla sinistra e invano gli ricordano che i simboli non si possono mettere in colonna come numeri. «E di che cosa si deve vergognare D’Ambrosio? - attacca Fassino -. Di nulla. Ha servito lo Stato per 45 anni, ha fatto scrupolosamente il suo dovere. Non vogliamo dare alla candidatura di D’Ambrosio - è la chiusa conciliante - alcun significato polemico ma guardiamo ai problemi della giustizia italiana». Dunque, per non restare prigionieri del passato, meglio affrettarsi verso le elezioni. E lanciare un appello a Berlusconi: «Il modo migliore per rispettare gli elettori non è quello di intossicarli con veleni continui. Mi auguro che il premier lo capisca».
Il Fassino-D’Ambrosio è un tandem già oliato. Ci sono solo due momenti in cui l’ex Procuratore si gira all’indietro. Il primo è quando con parole bellissime apre una finestra sulla sua biografia: «Io sono un trapiantato di cuore e forse non tutti sanno che i trapiantati di cuore hanno la sensazione di aver avuto una vita regalata. Spero di utilizzare questo pezzo di vita che ancora mi rimarrà al servizio di tutti i cittadini». Poi mette in cornice l’aureo biennio 2001-2001, il periodo in cui Fassino fu ministro della giustizia: «È stato il miglior Guardasigilli che ho conosciuto». Combinazione, la proposta di candidarsi gliel’ha fatta proprio lui.