Dà la caccia al cinghiale (e spara) nel giardino del vicino

Ho visto cose che voi umani non potete nemmeno immaginare. Ho visto i bar di Genova in cui, anziché parlare del derby, di Genoa e Sampdoria, della rescissione di Cassano, si parlava della fiducia al governo. Ho visto le scuole e gli asili di Genova e della Liguria dove, mercoledì mattina, mamme e papà, anzichè parlare della mensa, della festicciola di sabato e dei compiti a casa («ma tuo figlio ha già risolto il problema di algebra?») si davano di gomito o si guardavano in cagnesco.
E capivi le simpatie politiche di uno o dell’altro dall’occhio depresso (area Pd), dallo sguardo rancoroso e vendicativo (zona Bocchino), dal sorriso a cinquantasette denti (berlusconiano doc), dall’orgoglio ostentato (Scilipoti style) o dall’equidistanza in attesa di capire cosa succede (tendenza Udc). E, cosa succede, stavolta, non è solo l’adesione o meno alla festicciola di sabato. Ma, molto meno prosaicamente, l’ingresso dei centristi nella maggioranza.
Insomma, c’è un’ottima notizia. E la notizia è il ritorno della passione per la politica, anche a Genova e in Liguria. Le telefonate che abbiamo ricevuto la scorsa settimana in cui ci chiedevano dove si poteva firmare a favore del governo e la manifestazione di sabato, che ha segnato anche il grande ritorno di Claudio Scajola, sono state solo l’ultimo segno di un popolo della libertà - ribadisco, per l’ennesima volta, con la minuscola e senza virgolette - che in gran parte coincide con il popolo del Giornale. Con la maiuscola e le virgolette.
Anche la rabbia - perché occorre chiamare le cose con il loro nome e questa è rabbia - nei confronti di Enrico Musso, stavolta, è positiva. Perché, a differenza di altre occasioni in cui le critiche al senatore erano motivate innanzitutto da piccole beghe di partito e simpatie o antipatie personali, stavolta c’è in ballo qualcosa di più sacro, di più nobile e di più vero: il rispetto del voto degli elettori. E la valanga di lettere e di telefonate da cui siamo stati travolti - in cui lettori ed elettori chiedono le dimissioni del senatore che avevano votato, indignati perché ha negato la fiducia al governo Berlusconi - è qualcosa che, da tempo, non vedevamo. La punta dell’iceberg è stata la signora che, ieri, ha portato 31 tagliandini, faticosamente raccolti per un mese intero, per votare Renata Oliveri nel gioco per il presidente della Provincia, a patto che fosse chiaro che Renata si sfilava da Oltremare e non appoggiava le scelte di Musso: «Qualora la Oliveri seguisse il senatore, ritenete pure quei tagliandini annullati».
Insomma, è tornata la passione. E, grazie a Fini (almeno un merito ce l’ha), d’un tratto anche gli scontenti del governo e dei suoi errori - e ce ne sono stati tanti - e anche coloro che non ritengono che Berlusconi sia più infallibile del Papa quando parla ex cathedra - e sono, giustamente, tanti, visto che è giusto ragionare con la propria testa e non mandare il cervello all’ammasso - sono tornati a far battere il loro cuore per il governo democraticamente eletto, contro ogni congiura di palazzo.
Ecco, mercoledì non ha vinto Berlusconi. Ha vinto la democrazia. Ed è la vittoria più grande.