D’Alì doma l’Atlantico a tempo di record

Il velista ligure ha vinto in volata la transat dalla Francia alle Antille e adesso sogna il giro del mondo in solitario

Paolo Marchi

Primo Pietro D’Alì, milanese di nascita (nel luglio 1963) e ligure d’adozione, e lo champagne è d’obbligo perché questo velista italiano si è imposto in coppia con il francese Kito de Pavant, 45enne skipper del Bénéteau Figaro Groupe Bel, nella Transat AG2R, la transatlantica dalla Francia alla Francia. Nessun errore: questa regata, disputatasi per l’ottava volta, la prima nel 1992, solo anni pari quindi, ha la sua partenza a Concarneau in Bretagna, e il suo arrivo a Saint Barthélemy 3.710 miglia dopo nel dipartimento francese della Guadalupa.
La flotta ha lasciato Concarneau lo scorso 9 aprile senza poter puntare direttamente sul mare delle Antille. C’era infatti l’obbligo di passare a mo’ di boa la piccola isola di Porto Santo a nord-est di Madeira, dopo 1.050 miglia.
È stata una edizione tiratissima: il Groupe Bel ha stabilito il nuovo primato della corsa giungendo sul traguardo ieri mattina quando a Saint Barth’ albeggiava e nella capitale Parigi era quasi mezzogiorno, le ore 11 e 57 minuti, primo dopo 19 giorni, 22 ore, 24 minuti e 30 secondi di navigazione senza tirare mai il fiato, una regata condotta quasi interamente con venti portanti, con lo spinnaker issato. Come se in un raid automobilistico uno andasse per tre settimane solo a manetta.
Si è trattato di un’impresa assoluta, una bella pagina di vela scritta per la prima volta anche da un velista italiano che Kito de Pavant aveva voluto con sé «perché Pietro è molto forte e maturo ed è meglio averlo per compagno, piuttosto che come avversario». Difficile dargli torto anche perché è stato un arrivo combattutissimo, a velocità che nemmeno gli organizzatori si aspettavano, a una media di quasi otto nodi, 7,76 per la precisione. Basti pensare che a un certo punto erano stati superati dalla coppia formata da Armel Le Cléac’h e Nicolas Troussel, prima nel 2004 a tempo di record (ora battuto: 20 giorni, 8 ore e 49 minuti), e brava, ma non fino in fondo, a scegliere una rotta più a sud, senza però riuscire a chiudere su Saint Barth’ scivolando al 5° posto. Al secondo Dominic Vittet e Lionel Lemonchois che in vista dell’arrivo erano solo qualche centinaio alle spalle del Group Bel per un distacco finale di 18 minuti dopo quasi tre settimane di oceano. Particolare importante: i due vincitori sono velisti di formazione e residenza mediterranee, che per i rudi velisti bretoni è quasi come in Italia dire che veleggiano sui grandi laghi lombardi.
D’Alì è un grande della vela azzurra: a 3 anni timonava il canotto da pesca dei genitori, a 7 navigava su uno spark, poi gli optimist a Portofino e a 13 eccolo mozzo sul Guia di Giorgio Falck. È il solo italiano a potersi vantare di avere partecipato alle Olimpiadi (Sydney 2000 con la star), Coppa America con Luna Rossa, Giro del mondo-Whitbread con Brooksfield e Admiral's cup con Brava. Il suo anno è il 2005: con il Nanni Diesel vince due tappe in solitario, prima nella Generali Solo, poi nella Figaro. I francesi lo adottano, con Kito si allena a La Grande Motte vicino Montpellier e quando attraverseranno Gibilterra i bretoni si accodano. Il sogno? «Vorrei partecipare al giro del mondo in solitario». Servono 2 milioni di euro.