D’Elia e i reati dei tossicodipendenti

Caro Direttore,
Le scrivo a causa di quanto da voi pubblicato ieri su il Giornale relativamente ad alcune affermazioni da me rese durante la conferenza stampa tenuta il 28 agosto scorso alla fine della visita nel carcere di Pordenone. Trattandosi di frasi e concetti a me attribuiti e non corrispondenti a verità, nonché lesivi della mia immagine, la diffido ai sensi delle norme in materia di rettifica a informare i suoi lettori della testualità delle mie parole, dando alla rettifica la medesima rilevanza quanto a visibilità e collocazione editoriale.
Infatti, nell’articolo a firma Enrico Silvestri, giornalista che non mi risulta fosse presente alla conferenza stampa, mi viene attribuita la proposta di «decriminalizzare scippi, furti, rapine e in generale tutti i reati commessi da tossicodipendenti per procurarsi la droga». Non ho mai affermato o pensato nulla del genere e la registrazione integrale dell’evento e delle mie dichiarazioni, disponibile sul sito di Radio Radicale, può confermarlo.
Per l’esattezza, io ho affermato che vanno legalizzate le cosiddette droghe leggere come hashish e marijuana, mentre va decriminalizzato il possesso ad uso personale di quelle pesanti come, eroina e cocaina, essendo la condizione di tossicodipendenza un fatto che di per sé non può costituire reato, cioè un caso tipico di «reato senza vittima», un comportamento di cui semmai è vittima il solo suo autore. Per questo, come Rosa nel Pugno, abbiamo proposto la abolizione della legge Fini-Giovanardi, una legge che può portare in galera per il possesso di dieci spinelli e, per molto meno, al ritiro di patente e passaporto e ad altre pesanti sanzioni amministrative.
Ho aggiunto poi che tossicodipendenti che per procurarsi la dose abbiano compiuto reati come scippi o rapine dovrebbero scontare la loro pena in un ambiente il più possibile diverso da quello carcerario, come peraltro avviene - seppure in maniera limitata - già oggi: ad esempio, agli arresti in comunità terapeutiche dove non viene meno la loro condizione di detenuti a tutti gli effetti. Solo così queste persone avranno maggiore possibilità di essere curate e di uscire, una volta scontata la pena, con qualche probabilità in più di quella offerta dal carcere di non tornare di nuovo a delinquere.
Si può essere d’accordo o meno con questa semplice impostazione, volta a ridurre i danni di una politica sulla droga meramente repressiva, ma di questo si tratta e non c’entrano niente amnistie o, addirittura, decriminalizzazioni di scippi e rapine o altri reati compiuti da tossicodipendenti, i quali - per questi fatti - continueranno a essere perseguiti.

Deputato della Rosa nel Pugno

Gentile onorevole D’Elia, prendiamo atto della sua rettifica ma dopo averla cercata inutilmente tutto il giorno per chiederne conferma, il Giornale non ha fatto altro che riportare fedelmente il resoconto della sua conferenza stampa pubblicato dal Gazzettino il 29 agosto (e ripreso anche dall’agenzia Agi il giorno stesso alle 17.50) e da lei non smentito.