D’Elia: «Il nostro Cirano? È un eroe senza tempo»

Il direttore del Libero sulla pièce in scena stasera: «Favola semplice con tanta magia»

Viviana Persiani

Nata dalla compagnia di un piccolo teatro, per un palcoscenico intimo, partorito da una magica simbiosi di semplicità e di modernità, la messinscena di Cirano di Bergerac firmata da Corrado D’Elia, in scena questa sera al teatro di Verdura, continua a fare proseliti.
«È vero - dichiara - il direttore del teatro Libero - come una bella favola, questa rappresentazione ci sta offrendo delle enormi soddisfazioni; dopo il debutto avvenuto ben nove anni fa, non c’è stata replica nella quale non abbiamo registrato il tutto esaurito».
Quindi è da nove anni che continuate a proporre lo stesso spettacolo, senza variazioni?
«Ebbene sì, ma senza imporlo a nessuno. Io e la compagnia Teatri Possibili, con la quale lavoro da anni, siamo sbalorditi nell’assistere sempre al trionfo di questo nostro lavoro, che in effetti non nacque di certo per diventare un autentico cavallo di battaglia. Siamo inoltre stupiti di come, con estrema facilità, siamo riusciti a portare il nostro Cirano anche in grandi teatri riscuotendo sempre il medesimo successo».
Avete preso impegni con altre sale per la prossima stagione?
«Sì, ci siamo già impegnati con altri teatri addirittura per i prossimi anni».
Ma qual è il segreto di tanto successo?
«Non lo so; è una bellissima favola che siamo riusciti a trasporre probabilmente nella maniera più congeniale. È evidente la mia impronta, lo stile della mia équipe che lavora sempre sulla visionarietà. Molta fisicità, ritmo e velocità, essenzialità e scenografia asciutta: queste sono le nostre carte vincenti che hanno reso questo spettacolo un autentico successo».
La storia è stata ritoccata?
«No, non ho mancato nemmeno questa volta di compiere un atto di fedeltà nei confronti dell’autore, in questo caso Edmond Rostand. Il protagonista è un uomo eroico e virtuoso della spada e della parola che non vuole adeguarsi all’ideologia. Anticonformista per eccellenza, non si lascia imprigionare dalle convenzioni sociali, rifiutando l’asservimento politico e culturale, preferendo la morte alla negazione dei suoi valori».
In che senso si parla di modernità in questo allestimento?
«Il tema affrontato è senza dubbio uno dei più attuali. L’amore di Cirano per Rossana, a sua volta innamorata di Cristiano, la salda fedeltà nei confronti dei suoi sogni, dei suoi credo, il suo stretto legame con la libertà e il suo anticonformismo irremovibile, fanno sì che Cirano possa assomigliare ad un eroe senza tempo».
A livello scenografico come avete operato?
«La scena è stata resa dinamica dall’esistenza di questo piano inclinato sul quale avviene tutta la vicenda, di particolare impatto e di grande effetto».