D’Erme & Co. tornano agli arresti domiciliari

Alessia Marani

D’Erme & Co. torneranno ai domiciliari. Lo ha stabilito, ieri, la Corte di Cassazione bocciando il ricorso presentato dal leader dei no-global ed ex consigliere capitolino, protagonista nel novembre del 2004 di una doppia incursione al «Panorama» di via Monti Tiburtini e alla «Feltrinelli» di largo Argentina d’un maldestro tentativo di «spesa proletaria». Era il giorno di «lotta al precariato» e i disobbedienti targati Spqr l’avevano pensata grossa: irruzione la mattina nell’ipermercato, blitz in libreria nel pomeriggio. Quindi carrelli pieni e pretesa, alle casse, di non pagare. «È la nostra risposta al carovita» dicono alle forze dell’ordine prima, ai magistrati poi. Ma i pm Salvatore Vitiello e Maria Cristina Palaia della Procura di piazzale Clodio la vedono diversamente e iscrivono il commando nel registro degli indagati con ben altre motivazioni: rapina aggravata e lesioni. In tutto sono 105 gli indagati. Per Nunzio D’Erme (indagato dagli stessi magistrati anche per le okkupazioni selvagge di Action), Luca Blasi, Francesco Brancaccio, Paolo Do e Giovanna Cavallo, chiedono gli arresti domiciliari che il gip convalida il 4 gennaio del 2005. Decisione confermata successivamente anche dal Tribunale delle Libertà il 12 marzo dello stesso anno. Misura cautelare, tuttavia, sospesa in attesa della pronuncia della Suprema Corte alla quale i no-global si erano appellati.
La sentenza di Cassazione, dunque, è arrivata. E ha dato di nuovo ragione ai giudici romani. Non solo. Ha anche respinto il ricorso di altri dodici contro l’obbligo di firma e di presentazione quotidiana all’autorità di polizia (Precona, Raparelli, Luparelli, Turri, Farinelli, Sonetti, Viccaro G. e F., Salerno Piccinino, Davossa Lussurgiu, Lutrario e De Nicola). Gli unici due ricorsi - contro l’obbligo di firma - per i quali la Cassazione ha disposto l’annullamento con rinvio sono quelli di Nicola Grigione e Francesco Saverio Ciacciarelli.
«Non credo che abbia senso imporre a Nunzio D’Erme e agli altri una misura cautelare, come quella degli arresti domiciliari, a più di un anno e mezzo dalla rapina contestata - commenta l’avvocato Francesco Tagliaferri che ha difeso i no global - dal momento che in tutto questo periodo altri fatti simili non sono stati compiuti: dunque, non c’è pericolo di reiterazione del reato». Il provvedimento diventerà esecutivo nei prossimi giorni. «Ci riserveremo - ha detto il legale - di chiedere la revoca dei domiciliari».