D’Erme, l’occupatore di case finisce agli arresti domiciliari

Obbligo di firma per due disobbedienti Bertinotti: decisione grave

Claudia Passa

da Roma

A Nunzio D’Erme, Guido Lutrario e gli altri attivisti di Action, punta di diamante dei Disobbedienti capitolini, non è servito né il buon cuore della Giunta Veltroni né la solidarietà di Fausto Bertinotti. L’ottimismo s’è infranto contro il muro del tribunale del Riesame, che per cinque esponenti dell’Agenzia comunitaria per i diritti ha disposto gli arresti domiciliari, e per altri due l’obbligo di firma. Se i leader dei centri sociali romani - indagati per associazione a delinquere per l’occupazione di immobili - non vedranno sprangarsi le porte delle loro abitazioni è solo grazie all’annuncio del ricorso in Cassazione che ha sospeso l’esecuzione delle misure cautelari. Ma il riverbero politico sarà inevitabile, giacché la decisione della magistratura arriva a pochi giorni dall’approvazione in Giunta della proposta di stanziamento di due milioni di euro per pagare l’affitto di uno degli edifici occupati da Action. Ironia della sorte, la notizia ha raggiunto D’Erme e Lutrario a Strasburgo dove con Francesco Caruso, leader dei no-global napoletani, avevano appena finito di lagnarsi per la «criminalizzazione dei movimenti e le lotte per i diritti civili in Italia» davanti alla Commissione libertà civili del Parlamento europeo.
L’inchiesta del pm Salvatore Vitello riguarda le okkupazioni abusive di immobili (26 dal 2002) rivendicate dal gruppo antagonista, e secondo indiscrezioni sarebbe prossima la richiesta di rinvio a giudizio. Ipotesi rafforzata dalla decisione assunta dal tribunale del Riesame presieduto da Francesco Taurisano, che con un provvedimento di 50 pagine ha accolto su ricorso della procura la richiesta di misure cautelari in precedenza rigettata dal gip. «Tutte le occupazioni - si legge nell’atto - costituiscono una sequenza di comportamenti che descrivono una matrice sociale di forte antagonismo, che lede l’ordine pubblico ed il diritto di proprietà». Gli indagati hanno annunciato il ricorso. Ma anche se questo impedirà l’esecuzione delle misure cautelari, sarà arduo per il sindaco placare la polemica, che già ieri è divampata quando da An si è fatto provocatoriamente notare che pagare l’affitto agli okkupanti «renderebbe Veltroni oggettivamente complice di una presunta associazione a delinquere». Sarà difficile far finta di niente, giacché per D’Erme - consigliere del gruppo misto e già titolare della delega per il «bilancio partecipato», poi conferita ad Action - si tratta dei terzi arresti domiciliari cautelari in due anni, dopo il letame di Palazzo Grazioli e la «spesa proletaria». A lui e agli altri indagati è arrivata ieri la solidarietà di Bertinotti, che ha definito la decisione «un fatto di enorme gravità». E ha ricordato che «l’azione di Action è stata riconosciuta socialmente meritoria nel Consiglio comunale di Roma». A buon intenditor...