Un «déjà vu» con dialoghi pungenti

Versione gaya del Grande freddo di Kasdan, adattata alla Roma borghese e intellettuale, Saturno contro - titolo che allude all'oroscopo - compendia i film precedenti di Ferzan Ozpetek. A bilanciare il déjà vu di queste comuni, o comunità, libertine, ci sono dialoghi finalmente secchi e pungenti. Però perché cambiare qualcosa solo per dire quel che già s'era detto, cioè che intelligenza e cultura sono amari privilegi, quando connesse alla devianza sessuale? È vero, ma sono tali anche quando connesse a ogni non conformismo...
Il solito sfondo condominiale stavolta è un po' meglio arredato. Nell'appartamento, dove si cucina assiduamente, ancor più assiduamente si riuniscono persone fra la quarantina e la cinquantina, che hanno o un lavoro che non li impegna o un lavoro che trascurano, per rincorrere più o meno fatui idilli. Fanno eccezione i personaggi di Margherita Buy, moglie stanca e stancante, e Serra Yilmaz, moglie saccente e intrigante, giunte alla pace dei sensi.
Tutti comunque eludono l'angoscia dell'età, rimuovendone la consapevolezza. Immaturi e fieri di esserlo, si trovano improvvisamente di fronte ad agonia e morte di uno dei più giovani (Luca Argentero). L'attesa fatale viene fronteggiata presidiando il corridoio dell'ospedale, ma non perché ciò serva a confortare il morente: è a loro stessi che serve stringersi l'un l'altro, senza nemmeno volersi poi tanto bene.
Quanto agli interpreti, i comprimari surclassano gli altri. Ambra Angiolini, Lunetta Savino e Milena Vukotic, che hanno i personaggi più verosimili, sono bravissimi. Pierfrancesco Favino, Ennio Fantastichini, Michelangelo Tommaso sostengono come possono ruoli logori con sguardi languidi. Invece è una gioia ritrovare Stefano Accorsi com’era, prima che scambiasse Michele Placido per un maestro di recitazione.
Curiosità. «Catecumeno» in attesa davanti allo stabile dell'eletta comunità, Michelangelo Tommaso siede su una panchina rivolta al portone, non alla strada...

SATURNO CONTRO di Ferzan Ozpetek (Italia, 2006), con Stefano Accorsi, Margherita Buy. 110 minuti