Il «déjà vu» della giustizia a tempo

Giancarlo Lehner

Non è giustizia ad orologeria. Sono Donna Coincidenza e il signor Caso a regolare i rapporti tra Berlusconi e le Procure. Solo per caso D’Alema fece eleggere nel collegio più bolscevico d’Italia il pm che promise di «sfasciare» il suo avversario politico. Ed è una fortuita coincidenza se, oggi, i Ds candidano D'Ambrosio, il procuratore aggiunto di quel pool che, fra le altre delizie, il 21 novembre 1994, inviò a Berlusconi un intempestivo, inopportuno, incauto invito a comparire, recapitato da Paolo Mieli, allora come ora, direttore del Corriere della Sera. Coincidenze e casi, dunque, ma con ricorrenze e periodicità davvero rimarchevoli.
Dicembre 1993, Berlusconi sta per scendere in campo e il procuratore Borrelli, per caso, avverte: «Vorrei rilanciare la palla... a chi farà politica domani... Chi sa di avere scheletri nell’armadio, vergogne del passato, apra l’armadio e si tiri da parte...».
26 gennaio 1994, Berlusconi scende in campo. Poche ore dopo, per pura coincidenza, parte l’operazione Oceano, un’indagine esagerata su Berlusconi, Dell'Utri e Cosa nostra. Si è già in piena campagna elettorale e, l’11 febbraio 1994, scatta un provvedimento restrittivo per Paolo Berlusconi; siccome il circo mediatico giudiziario non è acqua, la conduttrice del Tg2 delle ore 12 annuncia l’arresto di Silvio Berlusconi! Lapsus fu. Il leader del Polo protesta e, l’11 marzo 1994, Borrelli allude: «Questa iperagitazione del cavalier Berlusconi non so come interpretarla: si può prestare a mille interpretazioni, non tutte nel senso della assoluta tranquillità di coscienza da parte di chi si agita».
Si vota il 26 e il 27 marzo 1994 e, fatal coincidenza, una pm ordina alla Digos di acquisire «entro due giorni, e precisamente entro il 24 marzo» i nomi e le generalità dei candidati di Forza Italia e dei presidenti dei club azzurri. Intimidazione? Interferenza sulla campagna elettorale?
Coincidenza fu, parola di Csm. Berlusconi, a sorpresa, li batte tutti. A ciel sereno, il 1° maggio, Borrelli ipotizza cataclismi istituzionali, caduta dell’esecutivo nascituro, nonché l'avvento di un governo non previsto dalla Costituzione: quello dei pm. Nel luglio, viene fucilato, a mezzo tv, dai pm milanesi il decreto Biondi. A settembre, Di Pietro lancia la «bomba di Cernobbio», prefigurando alleanze strategiche tra i soliti poteri forti e il Moloch del Giudice Legislatore. Contro chi? Contro Berlusconi e la Fininvest.
Ottobre 1994, Borrelli inventa il preavviso di garanzia a mezzo stampa, dichiarando che le indagini stanno arrivando «a livelli finanziari e politici molto elevati», cioè a Palazzo Chigi.
18 novembre 1994, il Corsera annuncia l’ipotesi di un governo Di Pietro. Il caso vuole che appena tre giorni dopo parta l’avviso di Napoli. E c’è un’altra coincidenza: in tempo reale, il Corsera si ritrova nelle mani la fotocopia del testo digitato pochi minuti prima sul computer del pm Davigo.
22 novembre, lo scoop è devastante.
Saltiamo alle politiche del 1996. Il voto è previsto per il 21 aprile. Nel gennaio, scappa fuori il pentito giusto che fa il nome di Dell’Utri, ma è solo un assaggio. 17 febbraio 1996, Paolo Mieli, portavoce e profeta del pool, sentenzia: «Berlusconi non può fare il presidente del Consiglio». E così sarà.
Il 12 marzo 1996, esplode, infatti, la più grande botta mediatico-giudiziaria della storia repubblicana: arresto del giudice Squillante e dell’avvocato Pacifico, all’interno di un’indagine che criminalizza soprattutto Previti e Berlusconi. Quegli arresti, in verità, sono frettolosi e ingiustificabili. Il gip che li ha ordinati non si è potuto prendere neppure il tempo di ascoltare la registrazione del bar Mandara, il nastro sul quale è costruita l’intera ordinanza. Così, su una presunzione di «prova» non compulsata e che si rivelerà insussistente, scaturì la bomba demonizzante, che ebbe il potere - parola di Nicola Piepoli del Cirm - di spostare circa 600 mila voti dal centrodestra al centrosinistra, assicurando la vittoria di Prodi.
Ora, nel 2006, a cinquanta giorni dal voto, ecco l’immancabile annuncio da parte della procura milanese di un avviso di garanzia a Berlusconi. Se fossimo davanti alla cosiddetta giustizia ad orologeria, dovremmo concludere che tra codici e pandette la banalità e il déjà vu sono sovrani. Io, anticipando il Csm, affermo: Coincidenza fu.