Dà lezione con i buoni sentimenti: il prof Vecchioni vince a Sanremo

La canzone &quot;Chiamami ancora amore&quot; batte &quot;Arriverà&quot; di Emma e i Modà e &quot;Amanda è libera&quot; di Al Bano, rispettivamente seconda e terza  <br />

nostro inviato a Sanremo

D’accordo, adesso che è finito si possono fare le pagelle del Festival. No, prima ecco il vincitore, uscito da un trio di finalisti fortemente polarizzato perché dopotutto Vecchioni, Al Bano e Modà con Emma hanno pubblici diciamo incompatibili. Alla fine il televoto ha detto Vecchioni, subito dopo Modà con Emma e infine Al Bano.
E, neanche a farlo apposta, l’ultima puntata è iniziata subito con le tre facce del Festival (musicalmente parlando, ovvio). Dunque: il folk dialettale di Davide Van de Sfroos in Yanez (voto 8), livello altissimo anche se legato a cliché stile Yo Yo Mundi e Modena City Ramblers, lui ieri sera maestoso, applausoni in sala stampa. Poi Vecchioni (9) ossia la canzone d’autore che nel suo caso è sempre la stessa, ma che livello alto questa Chiamami ancora amore, specialmente per un testo che così virulento neanche nel 1974 (e difatti ha vinto il premio della critica). Infine Anna Tatangelo nel look giusto, con uno sguardo all’ingresso che la dice tutta: la sua Bastardo è il nostro nazionalpop con ritornello azzeccato che diventerà tormentone (voto 7).

E dopo che Luca e Paolo hanno paragonato l’Ariston ad Arcore (toh! questa ci mancava), Luca Barbarossa e Raquel Del Rosario hanno messo in parata il luogocomunismo più spiccio, veri furbetti del ritornellino (su su, no, giù giù: voto 3). Basta, please. Incredibile Al Bano: parla di una prostituta uccisa come se cantasse il Rigoletto ma almeno ha bei suoni e a lui la voce non si tocca neanche quand’è così manieristica (voto 6 per il coraggio). Invece i La Crus non sono stati coraggiosi: in Io confesso mescolano un testo cucito apposta per l’applauso alternative, la musica è pure bella, gli archi imperiosi ma scusate che c’è di nuovo? Voto 5 (da domani si divideranno di nuovo). E pure Giusy Ferreri va appena appena vicino alla sufficienza perché il brano Il mare immenso ha una dignitosa struttura rockeggiante ma maltratta la sua voce obbligandola a un saliscendi che lei amministra male: voto 5, quasi 6.

Il contrario per Nathalie, decisamente meglio come interprete che come autrice, perché il suo Vivo sospesa vale 4 come brano ma 8 come esecuzione: media 6 (per dirla tutta, Belén vale 7 quando canta Tu di Shakira con suo padre Gustavo alla chitarra). Anche Emma qui non è arrivata da sola: è con i Modà di Kekko Silvestre con Arriverà, il brano festivaliero perfetto, robusto il giusto, cantabile quanto basta, prodotto alla grande e interpretato da due ragazzi che spaccano tutto (voto 8). E si prende 8 anche Luca Madonia, un 8 sulla fiducia, nonostante L’alieno abbia citazioni apologetiche di due vecchie canzoni di Battiato (voto 6) e anche grazie al bel duetto con Carmen Consoli.

Alla fine, signori, parlando di canzonette questo è stato il miglior Festival degli ultimi anni e, se ci mettete insieme pure il Raphael Gualazzi di Follia d’amore che ha vinto tra i Giovani e quell’Amadé che è arrivato terzo sempre tra i giovani con Come pioggia, nei prossimi mesi le radio avranno da lavorare, pardon, da trasmettere, perché qui ce n’è per tutti i gusti. Vuoi per strategia opportunistica, vuoi per effettiva competenza, Morandi e Mazzi hanno limato come sempre le ali estreme (dall’hip hop al rock durissimo) allargando però più che si può lo spettro delle canzoni, sentendo evidentemente l’influenza di grandi conoscitori di ritmi e segreti radiofonici come Gianmaurizio Foderaro di Rairadiouno. E alla fine è venuta fuori la musica che ci meritiamo, quella sanremese, cioè quella nostra di noi italiani che amiamo la medietà, ma senza vergogna e vergogne, stavolta.