D-Tao, l'arte "da scalare" al Museo della Scienza

Nuova installazione e performance dell'artista Dario Milana per la rassegna contemporanea «Step»

Nuovo progetto monumentale dell'artista milanese DTao che il 26 Novembre presenta "Settimo Grado", un'opera di sei metri per sei realizzata per il Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia Leonardo da Vinci in occasione di "Step the Art Fair". Il progetto, a cura di Mimmo Di Marzio, rappresenta una nuova tappa del percorso caro all'artista, un lungo e affascinante viaggio nella scultura astratta e nella materia ancora una volta dominata dai metalli industriali. L'installazione è una meditazione visiva e percettiva incentrata sulla verticalità dove lo spazio appare frammentato in un contrasto tridimensionale tra pieni e vuoti. La verticalità, che nel lavoro di D-Tao è concettualmente ispirata a una simbolica ascensionalità spirituale, ricava senso ed energia dall'alternarsi di una fila di catene che rendono mobilità all'opera e rappresentano elementi di interazione tra l'opera stessa e lo spettatore. Nella sua performance, l'artista utilizza le catene per scalare la materia e l'azione diventa parte integrante della ricerca sulle infinite possibilità dell'installazione che coinvolgono spazio,tempo,luce e suono.
Alle 18.30, l'artista sarà autore di una performance che lo vedrà scalare l'opera per accentuarne la verticalità, rendendo l'azione parte integrante della ricerca sulle molteplici possibilità dell'installazione che coinvolgono spazio, tempo, luce e suono. "Diversamente dall'installazione Kkan -scrive Di Marzio- dove il passaggio casuale del pubblico sul pavimento dell'opera dava vita ad un enviroment sonoro legato alla memoria del luogo industriale, in "Settimo grado" la materia, scomposta in frammenti sospesi nell'aria come reduci da un lontano big bang, sembra fondersi direttamente con l'intervento esperienziale dell'artista in un percorso dinamico e sensoriale. Sotto certi aspetti, l'artista recupera il pensiero che sottende al progetto degli Squadri, quello di una fruizione integrale e trasversale dell'opera, ricomponendo i valori del fare artistico come principio cardine dell'opera".La scalata all'opera è aperta al pubblico dopo la performance .
L'opera rappresenta il punto di arrivo di un percorso artistico che DTao da molti anni dedica alla simbologia della materia, al suo rapporto con la memoria, lo spazio e il tempo. Il rapporto con la dimensione spirituale e con il sublime è la chiave d'accesso con cui l'artista apre allo spettatore le porte di un territorio vergine ma al contempo esplorato dalle attività dell'uomo. Navigando nell'universo di un passato che appartiene alla cultura industriale, quello dei metalli e della trasformazione dei materiali grezzi, l'artista riconduce i suoi strumenti ad archetipi universali creando opere viscerali ed evocatrici di richiami filosofici. L'installazione - scrive Di Marzio - arricchisce il suo già complesso dialogo tra forma e vuoto, tra ciò che è corporeo e l'infinito. L'artista opera concettualmente una "trasmutazione alchemica" del metallo sottraendone la gravità e inventando nuovi spazi fisici e mentali dove la materia perde il suo ruolo funzionale per dare forma a visioni che creano nello spettatore uno spiazzamento percettivo. Quello di D-Tao è un viaggio nella memoria industriale e nel vissuto di un artista cresciuto tra gli operai delle fabbriche e da molti anni dedito alle filosofie orientali, in particolare il taoismo. "Settimo Grado", nella sua verticalità, pare esaltare la subliminale leggerezza e la luminosità della materia, come lo specchio del cuore che riflette, presso i buddisti, la natura del Buddha, e presso i taoisti, il Cielo e la Terra.