DACCI OGGI IL NOSTRO MOSTRO QUOTIDIANO

Ricordate l’inchiesta contro Giovanni Novi? Era descritto come una specie di via di mezzo fra Al Capone e Landru, almeno sui giornali. Poi, persino sugli atti giudiziari più contrari a lui, fu immediatamente chiaro che Giovanni Novi non si è messo in tasca un euro e che era e resta un galantuomo. Un galantuono che può aver sbagliato (ed ha sbagliato) in alcuni passaggi della gestione del Porto, ma un galantuomo. E credo che la certificazione di un altro galantuomo come il procuratore della Repubblica Francesco Lalla, magistrato che dà fiducia nella magistratura, che si opponeva agli arresti, sia un’ulteriore garanzia.
Pensate che, persino nelle cose che gli possono essere contestate, Novi ha lasciato traccia protocollata di qualsiasi lettera, di qualsiasi provvedimento, di qualsiasi decisione. Gli si può contestare di aver ragionato come se lavorasse nella sua azienda e non in un ente di diritto pubblico. Ma, certo, un delinquente che vuole mettere in pratica chissà quali disegni criminali, difficilmente decide di sua spontanea volontà di lasciar centinaia e centinaia di prove scritte, con tanto di codice a barre per facilitarne la ricerca.
Vedremo come andranno a finire le vicende giudiziarie di Novi. Per questo c’è la magistratura, che peraltro deve ancora esprimersi in Cassazione sulla legittimità dell’arresto. Ma quel che è certo e che nessuno, nemmeno il suo peggior nemico, può negare è che è incredibile che Novi sia stato dipinto come il male assoluto di questa città. Roba che nemmeno nelle caricature.
Poi, di settimana in settimana, si vanno a cercare altri mostri. Ad esempio, Stefano Francesca. Io credo che il braccio destro e sinistro di Marta Vincenzi abbia sbagliato e molto. Staremo a vedere sul piano penale, anche dopo la verifica dei conti e l’interrogatorio di Fedrazzoni. Certo ha sbagliato su quello della leggerezza delle parole e delle frequentazioni. E in politica questo si paga. Ma trovo incredibile che, all’improvviso, venga dipinto da quelli che erano i suoi compagni di partito come un «mascalzone» che infanga tutti gli altri, onestissimi per autocertificazione, tutti. Ma per favore. Ma a chi vogliono darla a bere?
Questa ipocrisia, questo vergognoso scaricabarile è moralmente più vergognoso dei reati di cui si parla. Ammesso che siano tali e che, invece, non siamo nel campo delle tentate truffe e del millantato credito, come sembra.
Francesca finchè ha lavorato a fianco di Marta Vincenzi ha fatto molto bene nel suo settore, l’unico in cui il sindaco si è guadagnata la sufficienza. Anzi, Francesca è stato il migliore di tutti. Sarebbe sbagliato, falso e miserevole negarlo oggi che è coinvolto in un’inchiesta. Può essere stato in qualche occasione antipatico, arrogante, superficiale o anche disonesto. Ma trasformarlo in una caricatura, in un mostro, è un giochino troppo comodo. Soprattutto, prima che ci sia non dico una sentenza, ma almeno un rinvio a giudizio.
A meno che creare i mostri faccia comodo. Così si dimenticano i problemi veri. Così si dimentica la cappa di potere e di intrecci che grava sulla sinistra genovese. Mostruosa, questa sì.