Dado: basta una canzone per far ridere la gente

Claudio Fontanini

«La vita è fatta a scale, chi le stona e chi le sale», «Canzoni cantate in cantina e cantina cantata in canzoni», «Dormire supino farà bene a te ma fa male a Pino», «Bianca 9x7 nani = 63 nani».
Bastano i titoli dei suoi vecchi spettacoli per comprendere la comicità strampalata e surreale di Dado, il trentaduenne artista romano scoperto nel ’97 a «Riso in Italy» e protagonista sul piccolo schermo di «Zelig Circus».
Accompagnato dalla sua inseparabile chitarra con la quale si diverte a parodiare i più celebri successi della musica leggera italiana, il comico debutta domani al teatro Parioli (repliche fino al 29 maggio) in «Suono, recito, canto... e ballicchio!», il nuovo one-man-show scritto con Mario Scaletta e la collaborazione di Marco Perrone per la regia di Augusto Fornari.
«Volevo intitolare lo spettacolo “Suono, canto, recito e ballo” per evidenziare lo sforzo a una presunta completezza artistica ma poi ho iniziato a provare qualche passo di tip tap sul parquet di casa e le tarme che sono uscite m’hanno detto di lasciare perdere... ecco così spiegato il significato del ballicchio finale...», ci dice al telefono Dado.
«Lo spettacolo non ha un vero e proprio inizio, è un happening confidenziale, leggero e senza tensioni - continua il comico che è apparso di recente sul grande schermo al fianco di Ceccherini in “Tutti all’attacco” -, non voglio conquistare il pubblico ma stabilirci un rapporto di complicità; faccio così anche a “Zelig” dove sono l’unico artista tranquillo e rilassato mentre i miei colleghi sembrano giocarsi la carriera in tre minuti. C’è chi fa la fila alla posta, io per anni l’ho fatta dietro i camerini. In attesa della mia occasione storpiavo canzoncine finché un giorno mi sono deciso a portare in scena il mio personale dietro le quinte».
Ma come nascono i tuoi pezzi? «All’autogrill, durante le pause dei miei viaggi, acquisto cd e compilation che comincio ad ascoltare in macchina. Non sono mai d’accordo con l’evolversi dei testi e così mi diverto a riscriverli a modo mio. I temi ricorrenti? Amore e sentimenti e anche se di De Gregori ce n’è uno solo (e infatti il suo primo libro-canzone, uscito lo scorso anno, s'intitola “Alice guarda i gatti e i gatti guardano le alici”) ogni brano concorre a rievocare un clima, un’epoca, un periodo; in questo la canzone è inimitabile».
Infine un grazie a Maurizio Costanzo «Mi stima molto e la mia “prima volta” al Parioli è un suo regalo. Ha voluto lo spettacolo fuori abbonamento per chiudere in bellezza la stagione e speriamo che la prossima anch’io possa entrare in cartellone».