Dadullah: «Lunedì sgozzeremo l’interprete di Mastrogiacomo»

Strada si appella direttamente al mullah talebano: «Ti chiedo di risparmiare la vita di Adjmal»

Conto alla rovescia per la sorte di Adjmal Nashkbandi, l’interprete afghano dell’inviato di Repubblica, Daniele Mastrogiacomo, rimasto nelle grinfie dei tagliagole talebani. Ajmal avrebbe dovuto essere liberato con il giornalista italiano in cambio del rilascio di cinque prigionieri talebani, ma all’ultimo momento qualcosa è andato storto. Ieri Munir Nashkbandi, il fratello dell’ostaggio, ha rivelato che un portavoce del feroce mullah Dadullah, responsabile del sequestro di Mastrogiacomo, aveva lanciato, ventiquattro ore prima, un ultimatum. «È l’ultima possibilità, vi diamo tempo fino a lunedì alle 15», ha detto uno dei sequestratori chiamando al telefonino Munir, che ha raccontato a Repubblica: «Ho ricevuto la chiamata giovedì 5 aprile, alle sei. Mi ha detto: il governo (afghano) non ha fatto nulla per salvare tuo fratello. Devono mettersi in contatto con noi, c’è tempo fino a lunedì alle 15. Questa è l’ultima telefonata».
I talebani minacciano di sgozzare l’ostaggio se non verranno rilasciati due o tre loro compagni detenuti nelle carceri afghane. In realtà uno di questi è sempre Mohammed Hanif, conosciuto come «il dottore» perché sarebbe laureato. Si tratta dell’ultimo portavoce talebano catturato con un tranello al confine con il Pakistan. Il problema è che Hanif ha accettato di comparire sugli schermi della televisione di Kabul per accusare il Pakistan di aiutare i talebani. Non solo: secondo le sue dichiarazioni, il mullah Omar, il leader guercio dei fondamentalisti, si nasconderebbe nella città pachistana di Quetta. Dadullah vuole Hanif per sgozzarlo e dimostrare a tutti che i «traditori» pagano con la vita.
Non a caso nello scambio con Mastrogiacomo le autorità afghane si erano opposte a consegnare ai talebani Hanif, che già lo richiedevano, sostituendolo con altri tre tagliagole, fra cui il fratello di Dadullah. Ieri il presidente afghano, Hamid Karzai, ha ribadito che non verranno più fatti scambi di prigionieri, concessi solo all’Italia. Lo stesso Karzai ha rivelato che ieri mattina si è trattenuto a lungo con il capo dell’intelligence afghana, Amrullah Saleh, sul caso di Adjmal, l’interprete di Mastrogiacomo, la cui vita è appesa ad un filo.
Gino Strada, fondatore di Emergency, si è rivolto direttamente a Dadullah. «Emergency e io personalmente facciamo appello alla tua umanità e ai tuoi profondi sentimenti religiosi nel chiederti di risparmiare la vita di Adjmal Nakshbandi». Una richiesta avanzata nello «spirito di pace e a nome dell’organizzazione umanitaria italiana considerata amica da molti cittadini afghani». Il medico pacifista ha sottolineato che «la liberazione di Adjmal sarebbe un importante segnale di umanità e compassione». Infine ha puntato su quella fetta di italiani solidali con gli afghani «che non sono d’accordo con la decisione del nostro governo di partecipare all’occupazione militare dell’Afghanistan».
Tutto fa brodo pur di ottenere la liberazione del disgraziato ostaggio afghano, che ha avuto la sola colpa di accompagnare il giornalista di Repubblica in zona talebana. Non a caso pure Ezio Mauro e Daniele Mastrogiacomo hanno lanciato appelli a favore dell’interprete: «Non uccidete ancora: fate in modo che Adjmal possa ritornare dalla sua famiglia».
Ieri il mullah Dadullah cantava vittoria anche per un altro motivo: «Khaki Afgan è nelle nostre mani, sotto il controllo dei fratelli mujaheddin», ha dichiarato alla televisione araba Al Jazeera. In effetti un centinaio di talebani ha occupato il capoluogo distrettuale di Khaki Afgan (terra dell'Afghanistan nda), nella provincia di Zabul. Una zona calda nel sud-est del paese, lungo il confine con il Pakistan. Le autorità afghane hanno ammesso che i poliziotti della zona, per evitare di venire accerchiati, hanno effettuato una ritirata «tattica».
Infine a Kabul è saltato per aria un terrorista suicida al volante di un taxi minato, che per caso era stato fermato da un agente. L’esplosione è avvenuta a poche centinaia di metri dal Parlamento, probabile obiettivo, e ha causato sei morti. Un bilancio di vittime, per assurdo limitato, tenendo conto che ieri era venerdì, giornata di festa e di preghiera per i musulmani.