Dagli anagrammi dei partiti escono le «Noie d’un cretino»

Un enigmista ha giocato con i simboli delle forze presenti alle prossime elezioni: ecco i risultati

Van maneggiati con la dovuta cura i simboli. Specie di questi tempi. Il significato del termine - dal greco: c’era da dubitarlo? - ci spiega di un mettere insieme, di un far coincidere. Al punto da assumere, accanto a quella etimologica, una involontaria valenza ironica se soltanto si pensa alla loro polemica legata ad una impostazione grafica che ne ha così ridotte al minimo le dimensioni, ammassandoli, da rendere massimo il rischio di annullamento della scheda. Ma si sa che l’enigmistica è porto franco, non dovendo sottostare ad altre leggi che non siano le proprie. Si prenda ad esempio quell’arte manipolatoria dello spostare le lettere d’una parola o frase per ottenerne altre chiamata anagramma. E allora vediamo cosa essa riserva ai simboli elettorali più rappresentativi. Ci svela ad esempio l'insospettabile. Ovvero che «Grilli parlanti» si traduce in «Par tal Grillini». Un vero scoop, dal momento che il presidente onorario dell’Arcigay risulta invece candidato socialista a sindaco della capitale. Irrispettoso al limite della querela si dimostra con l’«Unione di Centro» («Noie d’un cretino») e sprezzante come più non si potrebbe con «Sinistra critica» («Scartati in crisi»). E con «La Sinistra Arcobaleno» credete che arroti affabilmente la erre al di sopra della cravatta Marinella come fa Bertinotti? Macché! «Là non salirà, è strabico» ci fa ben intendere il come e il perché quel «partito» non scalerà la vetta prefissatasi. Arcano perché ermetico da far impallidire Quasimodo con «Lega Nord» («Degnarlo»: chi? Bossi di uno sguardo elettorale?) e «La Destra» («Stradale»: cosa? Una segnaletica anti «vu’ lavà» proposta dalla Santanché?), l'anagramma si fa impertinente con «Unione Consumatori» («Eri o no comunista?»). Fino a perdere addirittura la pazienza con il «Partito Comunista» («Mostra Putin o taci!»). Torna ed essere sferzante sia con «Aborto, no grazie!» del sempre laico devoto Giuliano Ferrara («Eri orzo bagnato») che con il «Partito Socialista» del mai pentito laicista Enrico Boselli («Attiro Pacs isolati»). E - udite, udite! - invece che cederne alle sussurrate e suadenti lusinghe, spara addirittura un colpo di bazooka in mezzo alla fronte di Veltroni: «Partito Democratico», «P.D. cotto, ormai recita!».
In più che orecchiabile consonanza con l'anagramma del suo leader «Antonio Di Pietro» («Per i toni, dio nato»), ribattezza «Italia dei Valori» con «Vai, dio, tra i leali!». Dove, specificare chi mai sia quell’inquilino dell'Olimpo appare persino offensivo per l'intelletto del lettore. Fegatoso con tutti fino al livore, come visto, l'anagramma riscopre il colore rosato della gioia di vivere, pardon di votare, con «Il Popolo delle Libertà»: «Lì l’ideale troppo bello!». Una esclamazione che la dice lunga sul dove apporrà la croce un signore di nome Edipo. Badando bene, pena l'annullamento, che la stessa non debordi sul simbolo che gli sta troppo accanto.
* Enigmista