Dagli insulti agli attentati: il passo non è lungo

Massima disponibilità a lavorare a ciclo continuo su quattro turni, quindi anche nei giorni festivi. Gradita, ma non indispensabile, esperienza in insulti. Gradita ma non indispensabile perché, per insultare Silvio Berlusconi, e per aizzare altri a farlo, per minacciare e per colpire il premier, non solo in senso metaforico, non serve aver studiato ad Harvard. È sufficiente sfogliare anche non tutti i giorni, per carità, (tanto tutti i giorni ci sono pezzi-fotocopia del giorno prima) autorevoli quotidiani come il Fatto e come Repubblica che, nell’insulto al Cavaliere, hanno la loro unica ragione di vita editoriale. Oppure, se la lettura impegna e magari stanca, basta accendere la tv, anche solo il lunedì, il martedì, il giovedì ed entrare in diretta nei vari tribunali in cui si celebrano processi pubblici contro il signor B e i suoi sostenitori che, esponendosi davanti ad una telecamera, un microfono, o scrivendo articoli in sua difesa, oramai rischiano come lui. Rischiano, esattamente come lui, nella migliore delle ipotesi, di trovarsi qualche proiettile in una busta nella loro cassetta delle lettere o in un altro posto, magari nella pancia. Specie se ci pensa il solito Fatto a fornire nomi e cognomi dei «difensori» di Berlusconi, compilando una vera e propria lista di proscrizione indispensabile per chi voglia lavorare alla Fabbrica dell’odio. La fabbrica amministrata dai vari Santoro, Travaglio, D’Avanzo etc che produce materiale «forte» contro di lui, a ciclo continuo. La fabbrica aperta con successo appena il Cavaliere è entrato in politica e che non chiuderà mai, almeno fino a quando Silvio Berlusconi in politica ci resterà. L’odio contro il Cavaliere si manifestò con il treppiedi di una macchina fotografica. Era la sera del 31 dicembre del 2004 quando infatti Renato Dal Bosco, un operaio di Mantova, colpì Silvio Berlusconi con il cavalletto della sua fotocamera, mentre il premier passeggiava per piazza Navona, a Roma. L’attentatore fu arrestato e spiegò di avere agito per «odio» nei confronti del Cavaliere. E così, aizza che si aizza, dal treppiedi alla statuetta - souvenir del Duomo di Milano, lanciata da Massimo Tartaglia - l’incattivimento fa progressi. «Tartaglia - dissero subito quelli che non volevano passare per mandanti - è una persona con problemi psichici, il conflitto politico non c’entra». Anche se l’Italia dei Valori approfittò dell’episodio per non perdere e far perdere di vista l’obbiettivo: «Sono contro la violenza, ma Berlusconi istiga», disse Di Pietro. Ma il migliore di tutti fu ancora una volta Marco Travaglio che, all’indomani dell’aggressione di Tartaglia, definì Berlusconi «il più grande provocatore e il più grande violento nella storia dei presidenti del Consiglio italiani del dopoguerra». La fabbrica del Duomo mica può fermarsi davanti ad una statuetta che si va spiaccicare sulla faccia del signor B. visto che Di Pietro in una memorabile sequela d’insulti ha così apostrofato Berlusconi: «Lei è uno spregiudicato illusionista, anzi un pregiudicato illusionista. È uno stupratore della democrazia». Con l’effetto eco di Sonia Alfano: «Berlusconi dovrebbe andare in galera col regime 41bis, cioè in cella d’isolamento». Parole delicate che potrebbero anche, prima o poi, «sensibilizzare» qualche vendicatore solitario. Quindi non stupiamoci se, mentre il presidente del Consiglio si intratteneva con alcune scolaresche in piazza Colonna davanti al Palazzo Chigi, da un ragazzo in transito è partito un «Lei è un coglione!». Come avrebbe potuto partire un sasso, una bottiglia o un dizionario (sempre che certi studenti lo usino ancora). A proposito di studenti, operai, e insoddisfatti vari, che dire del recente, pacifico corteo che solo l’altra settimana voleva sfondare i cancelli della Villa di Arcore? Tensione, scontri con gli agenti, culminati con due arresti di attivisti che, puntualmente, sono stati subito scarcerati perché, in fondo, quando si fa qualcosa contro Berlusconi «è solo una ragazzata». E le provocazioni che arrivano da Santoro? Ogni giovedì su Raidue sono un appuntamento da non perdere specie se, come è accaduto due puntate fa, il conduttore-condottiero ospita il provocatore e il fomentatore d’odio per eccellenza Beppe Grillo, secondo cui il Cav altro non è che uno «psiconano congelato», e che ha vomitato contro di lui, per nove minuti e venti secondi, solo insulti («Berlusconi è un fallito» quello più morbido) in assoluta libertà. E così che si rasserenano gli animi?