Dagli stipendi d’oro della casta le risorse per esami e interventi

I fondi pubblici cresceranno da 99,7 a 102,6 miliardi nel 2009, fino a 106,2 miliardi nel 2011


da Roma

Sanità pubblica sì, ma con giudizio. L’emendamento del governo al decreto legge sulla manovra triennale, «sponsorizzato» dal ministro del Welfare Sacconi, garantisce un progressivo incremento della dotazione statale al Fondo sanitario nazionale. In particolare, le risorse passeranno dai 99,743 miliardi di euro previsti per l’anno in corso ai 102,683 miliardi del 2009 per salire ulteriormente a 103,945 l’anno successivo e a 106,265 nel 2011. È lecito ritenere che non sia possibile un ulteriore aggravio della spesa pubblica per il capitolo sanità che nel 2007 ha presentato un disavanzo totale di 102 miliardi di euro (il 6,7% del pil). Tutta colpa di Lazio, Campania e Sicilia che coprono l’83% di tutto lo sbilancio nazionale.
Risparmi mirati. Per evitare la «roulette russa» del ticket sulla diagnostica ideato dal governo Prodi, un balzello che colpirebbe anche le categorie più deboli, il governo Berlusconi ha messo sul piatto 50 milioni di euro. La misura costa 834 milioni e per coprire i restanti 784 si prevedono risparmi mirati sulle spese delle pubbliche amministrazioni a livello locale. In particolare, si legge nell’emendamento, 200 milioni dovrebbero essere recuperati attraverso il taglio delle indennità di sindaci e consiglieri comunali. Altri risparmi proverranno dai tagli del 20% agli stipendi dei direttori sanitari delle Asl, dalle soppressioni di enti inutili e dalla riduzione degli apparati amministrativi regionali.
Casi-limite. La sanità, come noto, è materia di competenza delle Regioni. Qualora non riuscissero a raggiungere gli obiettivi prefissati è ipotizzabile il ricorso a misure estreme. Tra queste l’imposizione dei ticket di 10 euro sulla diagnostica senza distinzione di reddito o patologia. Vi è però un’ulteriore possibilità per tenere i conti sotto controllo: razionalizzare la spesa per i posti letto, ridimensionando le strutture più piccole. L’obiettivo non è solo il risparmio ma anche la creazione di ospedali più grandi che garantiscano meglio la salute del cittadino, a differenza dei piccoli nosocomi. Tra le ipotesi al vaglio, secondo fonti sindacali, anche la revisione dei fondi di contrattazione integrativa che riguardano l’indennità di risultato per i medici ospedalieri.
Livelli di assistenza. L’ex ministro della Salute Turco e le Regioni hanno preso impegni che sarebbe stato difficile mantenere. Il decreto sui «Livelli essenziali di assistenza» (Lea) varato lo scorso 23 aprile dal governo Prodi non è stato «vistato» dalla Ragioneria generale dello Stato. Probabilmente la Corte dei conti farà lo stesso. Il precedente esecutivo ha sbagliato i calcoli sottostimando le spese dei vari servizi. «I Lea sono il libro dei sogni, non c’è la copertura finanziaria e la Ragioneria ritiene che costerebbero 800 milioni in più su base annua», aveva detto il ministro Sacconi. Logico, secondo questa prospettiva, che le dotazioni statali al Fondo sanitario nazionale siano state rivisitate.