Dai centauri ad An: la giornata anti-Prodi

È la Milano del ceto medio che urla «no» alla Finanziaria che strangola il suo futuro. È la Milano delle imprese che grida «no» alla manovra che ne ipoteca lo sviluppo. È la Milano delle classi più popolari che strilla «no» a nuove tasse. Tutti uniti, tutti in rivolta contro il Governo Prodi. Anticipo ambrosiano di quella protesta che sabato prossimo intaserà le strade di Roma e che, ieri, ha visto un'intera città scendere in piazza ed imprecare contro la Finanziaria «scritta sotto dettatura». Occasione però anche per darsi «coraggio» tanto «Prodi è di passaggio». Speranza sotto forma di slogan sia per quei ventimila artigiani riunitisi nei saloni della Fiera di Rho-Pero che per quelle associazioni di motociclisti silenziosamente in protesta davanti al Pirellone. E lo stesso vale per i leghisti che in galleria Meravigli hanno strillato la loro rabbia e per il popolo di An che, in piazza Duomo, interviene alla ventiquattrore anti-prodiana, mentre sale a quota sessantamila la raccolta di firme «contro VamProdi» organizzata dal consigliere regionale Silvia Ferretto. Occasioni, osserva Roberto Formigoni, «per ascoltare la gente, le proteste della gente e di tante categorie economiche contro i diritti violati in Finanziaria».
Ascolto di chi, come la Confartigianato, avverte che «la misura è colma»: questa Finanziaria non «va», anzi «è la peggiore che abbiamo visto negli ultimi anni». Motivo? «Sentiamo la stessa voglia che avvertivamo nel 1993, quando scendemmo in piazza contro la minimum tax. Oggi come allora c’è voglia di aumentare la tassazione, la pressione contributiva solo contro chi produce e chi lavora» afferma Giorgio Guerrini, presidente di Confartigianato ovvero di 521mila piccole e medie imprese.
Virgolettato accompagnato dai fischi e dai cori impietosi contro il presidente del Consiglio Romano Prodi e dall’iconografia di un mulo come simbolo dell’artigiano sfruttato, «mulo che schianta». Ma a schiattare non sono solo gli artigiani, anche i piccoli imprenditori di Confapi avvertono di essere al limite, «bisogna accelerare il processo per far cadere questo governo al più presto possibile» sostiene il presidente Paolo Galassi.
Parole dettate al cronista e sintetizzate in un appunto, «sono incazzati neri». Già, «siamo incazzati neri, quello che è successo è impensabile» continua Galassi, che sottoscrive senza esitazioni lo slogan «con Visco impresa a rischio» ma anche quell’altro «Prodi ruba agli artigiani e dà ai compagni».
Sostantivo, quest’ultimo, che in galleria Meravigli, dove la Lega attacca la manovra prodiana, si spande in ogni intervento, tra accuse e appelli senza speranza: «È una manovra onestamente, platealmente e convintamente comunista (Giancarlo Giorgetti); «Al Senato non avvenga come alla Camera, dove il Governo ha posto la fiducia, e la sinistra più comprensiva, quella meno ideologica, ci aiuti a migliorare questa manovra» (Roberto Maroni).
Interventi contro il colpo mortale che Prodi infierisce al Paese e che a Milano ha il sapore della «doppia vendetta» fa sapere il presidente dei deputati di An Ignazio La Russa mentre alla testa di tre, quattrocento cittadini percorre corso Vittorio Emanuele. Passeggiata ripetuta più volte prima della maratona oratoria di 24 ore, con tanto di ringraziamento a Prodi: «Penalizza il Nord, prendono in giro anche il Sud e a Milano, questa Finanziaria, serve per dare voce ai cittadini che vogliono far sentire il loro dissenso». Verissimo, «il miracolo di Prodi è riuscito: mette insieme contro la Finanziaria tutte le categorie». Testimonianza, aggiunge il portavoce di An Andrea Ronchi, che «questa Finanziaria colpisce indistintamente tutti - artigiani, pensionati e imprese - sino all’umiliazione delle forze dell’ordine».
Nessuna sorpresa, quindi, se è da Milano che parte la protesta contro un Governo che, chiosa il vicesindaco Riccardo De Corato, «tratta il Comune come fosse uno sprecone» e «se da una parte taglia gli investimenti, dall’altra lascia a Palazzo Marino il compito di aumentare le tasse». Troppo, «accanimento» davvero troppo per i milanesi spaventati da questo Governo che «si salverà per l’attaccamento alla poltrona, con tanto di vinavil».