Dai cinesi la piega costa solo 6 euro, in rivolta i parrucchieri di corso Lodi

I coiffeur scrivono al sindaco Moratti: «Questa è concorrenza sleale».
Il negozio «made in China» resta aperto fino alle 21, anche il lunedì

Il servizio è quello che è, ma una piega costa appena sei euro e un taglio di capelli otto euro. I parrucchieri cinesi di corso Lodi stanno mandando in tilt i bilanci degli storici coiffeur della via. Costano la metà, non chiedono appuntamento, sono aperti fino alle nove di sera e lavorano anche il lunedì, quando tutti gli altri hanno il giorno di riposo. Non è finita. Hanno una squadra di lava teste e personale che farebbe invidia all’esercito italiano: praticamente un assistente per ogni postazione. «È concorrenza sleale - insorge Eleonora, parrucchiera a pochi numeri civici più in là -. Noi, tra contributi e contratti in regola non possiamo permetterci così tanti lavoranti». Lei qualche cliente se la contende con i cinesi a fianco. «Per i tagli e i colpi di sole - spiega - le signore vengono da me, ma la piega se la fanno spesso da loro per risparmiare». Qualcuno azzarda: «Secondo me tutti i ragazzi che lavorano nel negozio dormono nel sottoscala o negli sgabuzzini sotterranei. Non si vedono mai arrivare o andare via. Per di più lavorano 15 ore consecutive senza battere ciglio».
Si vocifera che «Anna la cinese» non faccia nemmeno le ricevute alla cassa. «Facile così - si scalda Giuseppe, titolare di Hair Studio -. Chissà poi come hanno ottenuto la licenza. Per di più mi piacerebbe veder rispettare anche da loro le regole, rigide, che dobbiamo seguire noi. A me hanno perfino fatto storie su come ho esposto le vetrofanie in vetrina con il simbolo del bancomat».
Mina, del negozio Scompigli, ha un rapporto consolidato con le clienti e spera che nessuna la «tradisca», ma a parlare della concorrenza cinese le viene, è proprio il caso di dirlo, un diavolo per capello. «È pazzesco - inveisce - che abbiano dei prezzi così bassi. Noi non potremmo mai abbassare i listini così tanto. Vorrei vedere che sporcizia hanno nel retro. Non credo proprio disinfettino pettini e asciugamani e di sicuro useranno prodotti di qualità bassissima».
I parrucchieri di corso Lodi, in tutto una ventina, hanno anche scritto una lettera al sindaco Letizia Moratti: «Qualcuno intervenga contro la concorrenza sleale. Ci portano via il lavoro senza rispettare le nostre leggi». Anche le clienti sono scettiche, ma ogni tanto, per risparmiare un po’, un giretto dai cinesi se lo fanno. «Sinceramente - racconta una signora appena uscita dalla porta di “Anna” con la piega fresca di piastra -. Mi sono sentita un po’ a disagio perché c’erano tanti stranieri. Con i lavoranti mi sono spiegata a gesti perché non capivano tanto bene l’italiano. Ma in compenso ho pagato solo sei euro. Non male». Regole o non regole, allo staff di «Anna» poco importa: mal che vada chiuderanno il negozio e lo apriranno in un altro quartiere con un nome diverso.