Dai cori alle bombe di Roma E i bambini ci guardano...

I bambini ci guardano non è soltanto un film, bellissimo, di Vittorio De Sica. Ha sessantasette anni ma è come se venisse girato e interpretato oggi. A Firenze un babbo urla al proprio figlio, da dietro una rete del campo di football: «Picchia, duro, più duro!». La partita è tra i bambini dell'Affrico e del Firenze sud, è un'esibizione eppure è rissa, i genitori litigano, i due allenatori strillano e loro, i "pulcini", in mezzo al campo, si fermano, osservano spaventati, non hanno più voglia di giocare a pallone. La partita è sospesa, interrotta, finita. Vergogna. Sabato sera a Torino, nel cosiddetto Olimpico, quelli della Juventus e dell'Inter, roba bella, in campo e nelle gradinate, in tribuna, dovunque, insultano, lanciano razzi, sparano fumogeni, sgomitano, picchiano, deridono. A Palermo, le automobili di due calciatori della squadra siciliana, Cavani e Bertolo, vengono colpite con pugni e calci, i due anche minacciati. Ad Ascoli un allenatore, Bepi Pillon decide di far pareggiare gli avversari dopo un gol fasullo dei suoi ma viene contestato e, pure lui, minacciato dai tifosi a fine partita. A Siena la squadra vince ma il segretario della società toscana è contestato, fugge protetto dai poliziotti. A Genova, domenica pomeriggio, un calciatore, Panucci, entra in tumulto verbale con un presidente, Preziosi, minacce fisiche, bullismo puro, altre volgarità coinvolgono il presidente del Parma Ghirardi. A Roma, in un altro cosiddetto stadio Olimpico, quelli della Roma e della Lazio, in campo e fuori, si comportano come sempre, padroni della città e del calcio: bombe carta, striscioni ingiuriosi, aggressione alle forze di polizia, sassaiole, cori schifosi, manate in faccia, insulti, bestemmie, otto minuti di sospensione, i migliori di tutta la serata. L'episodio di Ascoli fa il giro del mondo, arriva in America, il New York Times ne scrive e propone l'allenatore Pillon alla Fifa per il premio fair play, già prevedendo che trattandosi di una squadra e di un tecnico di serie B, il colonnello in pensione, Sepp Blatter e la sua orchestra, se ne infischieranno, come hanno fatto con la repubblica d'Irlanda, fuori dal mondiale per un colpo di mano dell'illustre ambasciatore Unicef Thierry Henry.
Riassunto: questo è il nostro meraviglioso calcio, avvelenato e velenoso, sporco, involgarito non soltanto dal facile denaro, dai privilegi lussuosi, dalla guerra per bande (leggi club) ma da una generale diseducazione che non trova mai il castigo. Quest'ultimo, insieme con la vergogna, è un sostantivo scomparso dal vocabolario quotidiano, sostituiti, entrambi, dal "politicamente corretto", dal "buonismo", dalla "solidarietà". Chi ha il coraggio di dire o scrivere che nello stadio di Roma non è più possibile assistere "normalmente" a una partita di calcio? Perché quello stadio, non voglio pensare quella città, è immune e impunito da qualsiasi atto? Perché due derby vengono sospesi per "decisione" dei delinquenti, perché lo speaker può annunciare a squarciagola, con tono isterico, le formazioni e gli autori dei gol, mentre sottovoce, come un coniglio impaurito, chiede la calma? Perché il ragazzo che invade pacificamente, travestito da Nembo Kid, il prato di Pescara per chiedere la convocazione di Cassano in nazionale, viene denunciato mentre gli sbandati ultras che a Roma, nello stesso sabato, riuniti per protestare contro la tessera del tifosi, fanno lotta continua con la polizia, incendiano cassonetti e automobili, e la passano liscia? Perché la normalità, Pillon, diventa un fatto straordinario e perché la straordinarietà (cazzotti, bengala, aggressioni, minacce) diventa ordinarietà? Semplice, perché la legge, che esiste, non viene applicata, perché il calcio si sottrae a qualunque disciplina, regolamento, norma, in nome dell'ordine pubblico, della sovranità dello sport, di una sua verginità che è falsa, ipocrita, vigliacca come i calciatori che si fanno il segno della croce e poi bestemmiano o i dirigenti che truccano i bilanci e poi chiedono una spintarella fiscale o i giornalisti che esortano ad abbassare i toni e in tribuna stampa, o in televisione e alla radio, sono peggiori degli ultras e certi commenti illustri lo confermano. Roma, Milano, Torino, Napoli, Palermo, Bari, non esistono isole incontaminate, la violenza e la volgarità sono le nuove bandiere del nostro calcio che è campione del mondo per i fatti di un'estate ma è da terzo mondo per i misfatti nel resto dell'anno. Non ho speranze, non vedo la svolta, non c'è un punto di partenza ma soltanto piattaforme di emittenza; chi urla, in panchina, è "speciale", chi picchia in campo è un "lottatore", chi strepita in tribuna è un "passionale". Avanti così, domani è un'altra giornata. Di football. E i bambini continuano a guardarci. Spaventati.