Dai coriandoli al veleno L’Italia è così

Ma che sabato è stato mai questo? Ma che partita abbiamo visto? Tre espulsi, un autogol, una rete annullata per fuorigioco, uno azzoppato all’ala, come ai tempi di un calcio che non c’è più. Pareggio di gol ma anche di emozioni, di passioni, di rabbia, di rimpianti, di strilli.
Dopo i coriandoli della festa al Ghana ecco subito la pastiglia al cianuro, veleno imprevisto ma improvviso. Come sempre dal girotondo al funerale. I titoloni dei giornali di ieri sono carta straccia, l’euforia della vigilia diventa amara riflessione del dopo, il violinista Gilardino sembrava preannunciare musica soave e grande prova d’orchestra. Le corde troppo tese sono saltate, fine della sinfonia, sono arrivate le stecche, poi i fischi e la paura, le cose tipiche del nostro repertorio internazionale. Sofferenza continua, arrembaggio, il cuore oltre l’ostacolo nove contro dieci, anzi contro nove e mezzo, Perrotta eroico, gli altri a sudare e a remare, noi con loro, venti, venticinque milioni di italiani a spingere davanti al televisore, a calciare palloni virtuali, immaginari, cercando di cambiare posizione sulla sedia, di ritrovare lo stesso schema amuleto contro il Ghana. Rispuntano le faide, le rivalità, i due romanisti rissosi, gli juventini sgonfi, il fiorentino sbilenco. L’arbitro ci mette il carico, abbiamo sempre un giudice da impallinare. Non è più Moreno, stavolta si chiama Larrionda, l’uruguagio. Diciamo la verità: fa (...)