Dai depositi spuntano Caravaggio e Baciccio

«Fuori dall’ombra. Capolavori restaurati della Galleria Corsini», organizzata dalla Soprintendenza speciale per il Polo Museale Romano presso Palazzo Corsini alla Lungara, ha un titolo decisamente emblematico. L’intento è quello di riportare alla luce una trentina di dipinti solitamente non esposti, in quanto conservati nei depositi del museo o perché in prestito permanente presso importanti istituzioni nazionali e straniere. Dopo i recenti restauri, possiamo ora ammirare, fino al 9 dicembre, opere di indiscusso valore di artisti quali Rubens, Baciccio, Lanfranco, Maratti, ma anche autori poco noti come Pietro Lucatelli, Paolo Anesi, Carlo Cignani.
L’esposizione, inserita all’interno del percorso museale della Galleria, offre anche l’opportunità di scoprire una delle più antiche e integre collezioni romane, che comprende opere di Caravaggio, Gentileschi, Van Dyck, Ribera, Reni, Murillo e, andando più a ritroso nel tempo, del Beato Angelico.
Un capolavoro assoluto che viene proposto nella mostra è il Riposo durante la fuga in Egitto di Giovan Battista Gaulli, detto il Baciccio (1639-1709), un pittore che riesce a tradurre nel linguaggio pittorico i vibranti effetti tattili delle sculture berniniane, unendoli a una grande capacità illusionistica e a una viva sensibilità per il colore. Altri dipinti notevoli sono l’Arcangelo Gabriele e la Vergine Annunziata di Carlo Maratta (1625-1713), riproposti con una notevole padronanza stilistica secondo l’iconografia tradizionale, la piccola tela di Lanfranco con Giuda e Tamar, un cinquecentesco ritratto eseguito da Hans Maler e la dolcissima Santa Apollonia di Carlo Dolci, caratterizzata dalle tenaglie con un dente (simbolo del suo martirio), che l’hanno resa patrona dei dentisti. Viene ora assegnata all’urbinate Federico Barocci (1535-1612) una grande tela, prima ritenuta una copia, raffigurante Cristo che appare alla Maddalena, mentre due teste maschili vengono attribuite dopo un accurato restauro a Rubens. Oltre ai soggetti sacri e ai ritratti, sono rappresentati in mostra anche alcuni quadri di genere, soprattutto paesaggi. Il paesaggio, in effetti, fin dal suo affermarsi nel XVII secolo, ha avuto molta fortuna tra i collezionisti romani. Ed è proprio a Roma, nell’incontro tra la tradizione fiammingo-olandese e quella italiana che si sviluppano modi nuovi di vedere la natura, rimasti sostanzialmente inalterati fino a buona parte dell’Ottocento.