È dai dettagli che si vede la grande città

Caso uno: in via Bramante angolo Giorgione-Guercino c'era un grande spartitraffico, con l'acciottolato. I cittadini scrivono al Comune per chiedere un'altra soluzione. Così via l'acciottolato, arriva (dalla Germania) un tiglio alto 6 metri e si sistema a verde l'aiuola; il sindaco interviene all'inaugurazione, per salutare il quartiere in festa. Successo.
Caso due: via Canonica-largo Medici, incrocio di cinque strade, ci voleva proprio una soluzione. Ecco una rotonda, al centro senza ciottoli e senza tiglio, ma con un panettone di terra inerbito e già ingiallito. Una soluzione da strade provinciali fuori città come quelli della provincia di Como, non urbana; ma qui cosa c'entra? E perché gli spartitraffico intorno sono asfaltati? Che ci azzeccano? C'e da sperare che non finisca così.
Caso tre: Lo spartitraffico tra via Verri e via San Pietro all'Orto; tolto l'asfalto è spuntata un'aiuola con fiori al bordo e un arbusto al centro su un cumulo di terra. Fatta e finita. Non voglio commentare. Ho sentito varie impressioni: bene, fuori luogo o cimiteriale. Come vivranno i fiori all'altezza degli scappamenti di auto sempre in coda?
Caso quattro: a cento metri da via Bramante i «musoni» messi per definire i parcheggi di via Sarpi e il nuovo spartitraffico in testa alla strada sono stati di nuovo asfaltati, anche qui non ci sono più tigli o si sono dimenticati? O si aspettano nuove proteste dei cittadini, per disfarle e dire che si fa partecipazione?
Esempi tra centinaia. Qual è la logica? Possibile che nella città dell'Expo non ci sia un criterio unitario e di qualità per definire cosa si fa degli spartitraffico che sono un dettaglio così frequente in città? O si pensa che siano così marginali da non dover essere considerati. Less is more, il meno - il dettaglio - è il più, diceva Mies. Ogni città europea di quelle che si citano sempre ad esempio ha un manuale su come si fanno i marciapiedi ecc. e anche gli spartitraffico. Non sarà ora di dotarsene?