Dai dorati eccessi alla morte per mano golpista

Fu prima Ras Tafari, poi dal 3 aprile 1930, l’anno della «Grande Fame», a 38 anni divenne Negus Neghesti, ossia 225esimo e ultimo Imperatore d’Etiopia, «Eletto di Dio e Leone di Giuda». Anche se a seguito di un’infinità di intrighi di corte, Hailé Selassié è stata una delle ultime grandi figure arcaiche del Novecento, avvolto da un velo di leggenda. Nella sua capitale senza fognature, iene e uccelli si occupavano della nettezza urbana e regnavano tifo e lebbra. Eppure il Negus aveva fatto forgiare per ciascuno dei venti Ras etiopi presenti alla sua incoronazione altrettante corone d’oro dagli orafi di Regent Street a Londra. Possedeva un campo per le corse dei cavalli e aveva fatto erigere archi di trionfo tra le capanne. Sconfitto dagli italiani nel 1936, andò in esilio a Londra e nel 1941 tornò al potere. Nel 1960, complice suo figlio Asfa Wossen, subì un primo colpo di Stato e il 26 agosto 1975, dopo essere stato incarcerato, morì soffocato nel suo letto da un generale golpista.