Dai dormiglioni ai "pizzini":fotoreporter senza frenoE Montecitorio dice basta

<strong><a href="/fotogallery/dai_dormiglioni_pizzini_fotoreporter_senza_freno_camera/montecitorio-fotoreporter/id=3567-foto=1-slideshow=0" target="_blank">Dita nel naso, gestacci e pizzini</a></strong>: non c'è privacy alla Camera. Ora i fotoreporter si daranno un codice di comportamento. Sanzioni per chi sgarra. <a href="/sondaggio_1a.pic1?PID=299" target="_blank"><strong>Sei d'accordo? Vota</strong></a>

Le risse alla Camera, il deputato che si ficca un dito nel naso, un altro che schiaccia un pisolino sul banco mentre i colleghi si dilungano nelle dichiarazioni di voto. E ancora: i pianisti che, con destrezza e abilità, votano anche per i parlamentari assenti. E poi ci sono le pagine visitate sull'iPad, i "pizzini" e i biglietti che passano di mano in mano, i labiali sussurrati durante una telefonata privata e le conversazioni fitte fitte. Scatti rubati dai fotoreporter che ogni giorno bazzicano a Montecitorio e le foto finiscono, inevitabilemente, sui quotidiani e sui siti di informazione (guarda la gallery). Da qui la decisione di istiture la figura del fotoreporter parlamentare: chi vorrà immortalare i lavori d’aula a Montecitorio dovrà creare un'associazione, analoga a quella della stampa parlamentare, e adottare un codice di autoregolamentazione, concordato con la Camera, per seguire le regole di comportamento tese a tutelare la privacy dei deputati.

La chiacchierata di appena cinque minuti tra l'ex premier Silvio Berlusconi e il leader Idv Antonio Di Pietro aveva subito fatto il giro dei siti online e scatenato un vero e proprio putiferio. E il "pizzino" di Enrico Letta a Mario Monti? L'esponente pd era stato pizzicato dai fotografi a offrirsi per un incarico da viceministro. E gli appunti del Cavaliere sul discorso di Bersani? La parola "dimissioni" aveva fatto tremare il parlamento per alcune ore. E i deputati che passano le giornate sull'iPad a giocare? Proprio per evitare le continue polemiche connesse a certi scatti che, a detta di alcuni parlamentari, ledono la privacy, l’ufficio di presidenza della Camera ha deliberato una stretta per i fotoreporter che non saranno più "confinati" in una delle tribune che sovrastano l’emiciclo ma potranno distribuirsi in quelle che guardano ai diversi settori derll’aula, con un criterio di rotazione.

Insomma, regole precise per una proficua convivenza. E la mancata osservazione delle regole che, a partire da martedì prossimo, dovranno essere sottoscritte comporterà la cancellazione dall’elenco dei fotografi parlamentari e il ritiro del tesserino. Il presidente della Camera, Gianfranco Fini, avrebbe definito il lavoro svolto dai questori "particolarmente equilibrato" e, secondo fonti vicine al leader del Fli, a chi invocava norme più severe avrebbe ricordato che "i deputati sono personaggi pubblici e l’aula è un luogo pubblico". "Non si può evitare che venga fotografato un deputato che dorme sul banco - avrebbe spiegato Fini - abbiamo fatto di tutto perchè questo sia un palazzo di vetro".

Da una parte il diritto di cronaca dall'altra la privacy. La decisione è stata presa a maggioranza con la sola astensione del vice presidente Antonio Leone (Pdl) e dell’esponente del Carroccio Giacomo Stucchi. "D’accordo che l’aula della Camera è un luogo pubblico, ma questo non esclude il diritto alla privacy dei parlamentari - ha spiegato l'esponente del Pdl - se nello svolgimento del mio lavoro un potente teleobiettivo inquadra un documento che sto esaminando o fissa il mio labiale mentre faccio una telefonata, quel teleobiettivo diventa un fucile puntato sul mio lavoro e sulla mia vita privata". Le regole di comportamento per i fotoreporter non saranno altro che un compromesso perché, una volta pubblicato lo scatto, diventerà pressocché impossibile individuare l’autore. Fa, inoltre, sorridere che, mentre si invoca l’abolizione degli ordini, se ne propone uno per i fotografi della Camera.