Dai fagioli western a Don Matteo I 70 anni (senza sentirli) di Trinità

Terence Hill festeggia sul set della serie di Raiuno che lo ha rilanciato
Esordì con Dino Risi nel 1952 . La tv continua ad amare i suoi film

E poi c’è chi non crede al destino. Nel lontanissimo 1952 uno sconosciuto esordiente, Dino Risi, diresse un modesto, giustamente dimenticato, poliziesco all’italiana, Vacanze col gangster. Per il ruolo del giovanissimo protagonista, il regista, dall’occhio evidentemente lungo, vide in piscina e scelse un ragazzino di tredici anni, Mario Girotti, da non confondere con il quasi omonimo, ma già popolarissimo Massimo Girotti. E allora? Bene, in quel film fece il suo debutto, in un ruolo assai defilato, un marcantonio di due metri, Carlo Pedersoli, che in quello stesso anno partecipò alle Olimpiadi di Helsinki e, tra parentesi, di lì a poco fu il primo nuotatore italiano a scendere sotto il minuto nei cento metri stile libero.

Dunque, l’altro Girotti e Pedersoli cominciarono fianco a fianco una carriera che solo un pazzo avrebbe pronosticato straordinaria. E che probabilmente non sarebbe stata tale, se entrambi, per far colpo sul provincialissimo pubblico nostrano, non fossero stati costretti a camuffare le proprie generalità, sposando i nomi d’arte finto-americani di Terence Hill e Bud Spencer, per due decenni e per diciotto film coppia regina del fagioli-western. Oggi Bud Spencer, che compirà ottant’anni in ottobre, non sfodera più la Colt, né, tantomeno, monta in sella, per buona sorte dei sottostanti cavalli. Terence Hill, nato casualmente a Venezia da padre chimico e mamma di Dresda, sempre la stessa moglie, tedesca pure lei, studi classici conclusi all’Università di Lettere, e diversi film d’autore (Visconti, Pabst, Pontecorvo), di anni ne festeggia in queste ore settanta, un’età da pensione per i più, ad eccezione di qualche politico particolarmente arzillo. E lui al galoppo ci va ancora, alternando i destrieri alla bicicletta di Don Matteo. Pazienza se ogni tanto giura, una delle rare bugie di una vita esemplare anche nel privato, che presto si riunirà al partner sul set.

Quante botte ha prese e quante ne ha date, per lo meno decuplicate, Terence Hill, da quel primo western dal titolo profetico, Dio perdona...io no!. Che grande trovata annacquare con le sberle, pur se spesso così poderose da disintegrare le mascelle altrui, i più crudeli spaghetti-western di Sergio Leone, che a sua volta aveva messo fuori legge i capolavori classici di John Ford. A dire il vero della sorridente coppia il più accanito picchiatore era Bud Spencer, anche per lampanti motivi: minimo erano venti i chili in più rispetto all’allegro compagnone. Ma oltre alle randellate, alle padellate e agli sganassoni, quante risate. Tanto è vero che su Rete 4 gli spensierati western del tandem-cazzotti vengono da anni riproposti con regolarità stagionale e con intatto successo.

In un duo così ben affiatato è stato sempre arduo per lo spettatore comune scindere i protagonisti. Di sicuro è andata così per la lunga epopea dei fagioli-western, che poi ha trovato un seguito, altrettanto fortunato, nella parodia dei gangster-movie o dei polizieschi come nei film d’avventura, i titoli se li ricordano tutti, da Porgi l’altra guancia a Pari e dispari, da Due superpiedi quasi piatti a Miami Supercops. Immutabile la ricetta, con le stesse battute e gli identici schiaffoni. E dall’altra parte dello schermo le medesime risate.
Finché Terence Hill ha deciso improvvisamente di riciclarsi: da pistolero a sacerdote è peggio di un volo senza rete dal trapezio. Che rischio, avrebbe detto Mike. Invece con la sua aria paciosa da bravo ragazzo, Terence Hill ha deposto la pistola e impugnato il breviario, un po’ invadente detective dilettante a fianco dei carabinieri di Gubbio. E il suo Don Matteo ha fatto subito boom, cinque edizioni in vetta all’Auditel, con settantesimo compleanno sul set della sesta, che andrà in video in ottobre. La pistola però è stata messa solo temporaneamente da parte, mica sepolta, difatti Terence Hill versione cowboy in maggio riapparirà in un film per Canale 5, Doc West. Anche per sfatare i titoli dei film che gli hanno dato fama, Lo chiamavano Trinità e Continuavano a chiamarlo Trinità. Sbagliato: Chiamiamolo (ancora) Trinità.