Dai «Farida», la musica dell’Irak

Fuggiti dalla dittatura di Saddam, si sono già esibiti in tutto il mondo

Roberto Zadik

Mercoledì sera, all’Idroscalo, il folklore e le tradizioni mesopotamiche sono salite sul palco delle Tribune con la performance del gruppo iracheno dei Farida Iraqi Maqam Ensemble.
In nome della pace e contro qualsiasi pregiudizio la cantante della band, Farida Mohammadi Ali, molto popolare nel suo Paese e all’estero grazie alle sue doti vocali, ha ipnotizzato la folla con la sua straordinaria voce interpretando una serie di brani di Maqam, antico genere musicale tipico dell’Irak e del mondo arabo in genere. In un’atmosfera surreale e lontana dai generi musicali conosciuti dal pubblico occidentale, la vocalist ha cantato storie e aneddoti dell’antica terra di Babilonia.
Nel corso della serata, amori, ricordi e poesia sono stati portati sulla scena da una cantante che ha interpretato con intensità gioie e dolori del suo Paese in uno spettacolo suggestivo orchestrato da vari strumenti. Tra questi la djooza, particolare violino iracheno, usato da duemila anni e suonato dal marito di Farida, il curdo Mohamad Gomar, e una serie di fiati e di percussioni. Sulle suggestive note dei Maqam, suddivisi nella partizione canonica araba tra quelli di corte e quelli di festa, tutto si è svolto in tranquillità in un clima di fratellanza e rispetto sotto la supervisione dei City Angels che hanno controllato che tutto andasse per il verso giusto. E così è stato. Nostalgia della propria patria, tradizioni e sentimenti forti hanno caratterizzato l’esibizione di questo gruppo di musicisti che, formatisi nel 1989, seguendo le orme degli Iraqi Musical Heritage Group, popolari in Irak negli anni Settanta, nove anni fa hanno deciso di emigrare nei Paesi Bassi. A questo proposito lo strumentista Gomar ha detto: «Ce ne siamo andati dall’Irak perché rifiutavamo la dittatura di Saddam Hussein». Artisti dalla mentalità progressista e dalla grande preparazione musicale che, in questi dieci anni, hanno viaggiato molto portando in giro per i festival il Maqam. A questo genere si è ispirato anche Franco Battiato per il suo cd «Gilgamesh» intitolato come il poema epico babilonese. Nel corso della loro carriera gli Iraqi Ensemble hanno ottenuto numerosi riconoscimenti, esibendosi in vari concerti in tutto il mondo. Nella sua carriera la band ha partecipato a prestigiose manifestazioni come l’International Music Festival tenutosi a Mosca nel 1990 e Music in der Welt svoltosi a Francoforte nel 2001. Nello stesso anno il gruppo è stato premiato come una delle migliori formazioni etniche nel mondo al Womex di Rotterdam, manifestazione in cui la città era capitale Europea della Cultura.
Una formazione che unisce apertura d’idee al tenace attaccamento alle proprie radici. Parlando di concerti, Gomar ha raccontato di amare particolarmente l’Italia, Paese nel quale ha suonato ben sei volte compiendo varie tappe.
Da Milano a Palermo la band si è esibita in molte città del nostro Paese portando in scena usi e costumi dell’antico Irak. Nonostante i continui spostamenti Gomar ha espresso la volontà di tornare in Irak «quando regneranno la democrazia e la tolleranza». Il musicista è ottimista, animato dalla speranza di un felice ritorno in patria. È stata una serata finalizzata alla conoscenza di un genere musicale maschile del quale Farida è l’unica interprete donna, e al rispetto fra culture. In tema di Maqam, Gomar, nel 2000 ha creato in Olanda la Fondazione del Maqam Iracheno finalizzata a diffondere questo genere.