Dai gatti alla caccia, gli animali inguaiano la Rai

George Eliot sosteneva che «gli animali sono amici così simpatici perché non fanno domande e non muovono critiche». Ma certo - almeno in Italia - negli ultimi giorni i muti animali hanno trovato schiere di loquacissimi portavoce ben lieti di parlare in loro vece. Magari col rischio di esagerare un po’. Prendete, ad esempio, la trasmissione «Porta a porta» dell’altroieri «colpevole» di aver trattato il tema della caccia in una maniera che non è piaciuta ad animalisti e associazioni anti-venatorie. Tanto è bastato al partito contrario alle doppiette per sparare a pallettoni sul programma di Bruno Vespa che, con un cognome così, figuriamoci se può mai odiare gli animali...
Ma tant’è: la Rai, per colpa degli animali, è finita nuovamente al centro di una polemica bestiale. Dopo la vicenda che ha portato alla sospensione dell’enogastronomo Beppe Bigazzi dalla trasmissione di Raiuno, «La prova del cuoco», per una ricetta a base di carne di gatto, ieri è toccato a «Porta a porta» contestata con veemenza da sette associazioni animaliste. «Sette», avete letto bene: un esercito di pace più bellicoso di una schiera di contractor.
Sotto tiro la puntata del 15 febbraio sulla caccia. «In scena nella puntata di ieri - dicono in un pletorico «comunicato congiunto» Enpa, Lav, Animalisti Italiani, Oipa, Una, Lida e Associazione Vittime della caccia (sì, le abbiamo contate: effettivamente sono sette ndr) - alcuni orrori delle doppiette tra richiami vivi, bracconaggio e tentativi di depenalizzare i reati venatori. Altro che cacciatori in doppiopetto!». «Nonostante gli sforzi dei rappresentanti venatori - scrivono le associazioni - a «Porta a porta» è stata mostrata, anche se solo in parte, la guerra della caccia alla natura con tanto di fucili in studio». Le associazioni chiedono quindi alla Rai «di occuparsi anche di altri orrori: l’uccisione per divertimento di varie specie animali, a cominciare dai richiami vivi; uccelli catturati e rinchiusi in minuscole gabbiette, di cui esiste un fiorente mercato nero, impossibilitati a muoversi, e che la lobby venatoria estremista vuole addirittura liberalizzare».
«Nessuno crede più alla presa in giro con cui si dice che la caccia dovrebbe servire a ristabilire l’equilibrio di alcune popolazioni di animali selvatici, ad esempio gli ungulati, quando - dicono le associazioni - sono proprio i cacciatori che reimmettono continuamente questi animali». E, ancora: «Bisogna precisare che gli animali impallinati curati dai centri recupero fauna, come quelli mostrati da Porta a Porta, sono solo una piccola parte, perché molto spesso, per paura di incorrere in sanzioni, il cacciatore/bracconiere li lascia a terra, privandoli delle cure e destinandoli ad una lenta, agonia».
Ma torniamo, in conclusione, alla vicenda-Bigazzi che ieri ha tenuto banco perfino a Sanremo. Avvocato d’ufficio dell’ormai ex gourmet della «Prova del cuoco», la pettoruta Antonella Clerici: «Non posso credere che Bigazzi pensi una cosa del genere (e cioè che i gatti sono «buoni» da mangiare ndr), Beppe ama gli animali. La sua è stata solo una stupida battuta». E poi: «Quando conducevo il programma, ero abituata a gestire le sue intemperanze. So che ogni tanto dice cose che non stanno né in cielo né in terra, non si rende conto...». Riferendosi alla sospensione di Bigazzi, il direttore di Raiuno Mauro Mazza ha fatto il simpaticone: «Un’altra decisione dolorosa ma inevitabile».
Roba gatto. A nove code.