Dai "grandi" al Meeting la cura per l'Italia

<strong> </strong>I molti protagonisti del Meeting 2010 trasmettono un messaggio comune perché l’Italia ha una
sola via per rilanciarsi. E questa non può fare a meno di un governo stabile e dell’abbandono
dell’ideologia per il buon senso

di Marcello Gamberale Paoletti  

Rimini - Emma Marcegaglia, Cesare Geronzi, Maurizio Lupi, Paolo Scaroni, Giulio Tremonti, Sergio Marchionne, Roberto Formigoni. Sono solo alcuni dei numerosi esponenti della classe dirigente italiana riuniti in questi giorni al Meeting di Rimini, trentunesima edizione dell’annuale incontro romagnolo di CL che tradizionalmente riapre i lavori dopo le vacanze estive.

MESSAGGIO Volendo tracciare un bilancio degli interventi sentiti emerge un dato sorprendente, il messaggio politico e sociale proposto è comune: le baruffe estive degli ultimi mesi devono finire e con loro le contrapposizioni di principio perché l’Italia ha bisogno di riforme e concretezza. Non sempre si colgono opinioni così affini in tanti punti di vista e questo è un buon segno per il Paese. La strada per emergere dalla crisi e rilanciarci nel mondo globalizzato c’è. Ne hanno parlato il ministro Tremonti e l’ad di ENI Scaroni che prescrive una cura in tre punti: riforma del sistema istruzione, riforma fiscale e riforma del lavoro.

RICETTA Una ricetta concreta per ristrutturare un sistema cronicamente infermo a causa degli errori fatti negli anni 70 e 80. Secondo Tremonti per tornare competitivi a livello globale non si può sperare che siano gli altri ad adattarsi agli standard europei e men che meno italiani, bisogna invece che sia l’Italia a ristrutturasi. Ristrutturazione che deve partire da un rinnovato rapporto tra impresa e lavoratori. Su questo tema il messaggio degli industriali è chiaro: per garantire impiego e stipendi servono contratti più moderni e flessibili. “Assumere a tempo determinato in Italia vuol dire accollarsi 40 anni di stipendi – sottolinea Scaroni – e quando l’assenteismo in certe zone del paese è quadruplo rispetto al resto del mondo è difficile per un’impresa scegliere di investire in Italia”.

IMPRESA Lo sa bene Sergio Marchionne che invece ha fatto questa scelta di “cuore”, non di cervello, e che si sta scontrando con l’ottusità di certe posizioni oltranziste. Secondo l’ad Fiat va abbandonata la visione che vede una lotta tra capitale e lavoro e fra padroni e operai. Un profondo conoscitore delle realtà straniere come Marchionne vede la lotta della Fiom contro un’evoluzione delle relazioni impresa- lavoratori come un segno pericoloso che danneggia il Paese ingessandolo su posizioni antiche e poco produttive. Anche la presidentessa di Confindustria Emma Marcegaglia chiede che la contrapposizione frontale finisca perché, fino a prova contraria, l’imprenditore e il dipendente collaborano a un obiettivo comune. Nel mondo globale l’impresa ha bisogno di essere flessibile per essere competitiva, per produrre profitto e per garantire crescita e impiego. Tutti obiettivi raggiungibili solo con un governo forte e determinato.

CONCRETEZZA Per tutti l’ipotesi di elezioni, le schermaglie estive e i giochi di palazzo oggi devono lasciare spazio alla politica vera, quella concreta, efficace e soprattutto responsabile. Nessuno si auspica che proprio adesso, nel momento più delicato, vengano meno le basi perché l’Italia esca da un circolo vizioso esasperante. Da questo il comune desiderio che il governo prosegua nel suo lavoro e che le parti sociali abbandonino l’ideologia per il buon senso. Marchionne ha ringraziato Angeletti e Bonanni per gli sforzi che stanno facendo e ha invitato Epifani a un confronto. Già un buon inizio.