Dai pesi al karate Danovaro detta legge anche sul tatami

L’uomo più forte del mondo colpisce ancora: a 40 anni vince il titolo europeo

L’uomo più forte del mondo non è ancora stanco. Dopo i record accumulati nel sollevamento pesi, Bruno Danovaro compie un’altra impresa, stavolta nel karate estremo, il full contact. Danovaro, 40 anni tondi tondi, ha vinto in Romania, la scorsa domenica, il titolo europeo nella sigla Ikko-Wfc, categoria open riservata a chi pesa meno di 82 chili e mezzo.
«Combatto contro avversari di 15 anni più giovani di me. Mi fanno sentire un po’ “vecchietto”, ma alla fine li ho stesi tutti, quei ragazzotti», dice ridendo il campione milanese. Quella delle arti marziali è sempre stata la sua passione alternativa ai pesi. Il suo nome figura accanto a quello di Chuck Norris nella hall of fame di tutti i tempi. Nel 1988, poi, fu a un passo dalla convocazione tra gli azzurri del judo per le Olimpiadi di Seul. «Scelsi invece di emigrare in America a 19 anni per far soldi con il sollevamento pesi e le palestre», chiarisce lui. Poco male. Danovaro, con tenacia e fatica («all’inizio facevo il pizzaiolo di notte per mantenermi», ricorda), divenne un personaggio negli States, arrivando addirittura a ricevere un’onorificenza dal presidente Bush per il suo impegno contro il doping e lo spaccio di droga. Poi tornò nella sua Milano, ricco e affermato, ma per nulla intenzionato a mollare le sue battaglie.
Come appunto quella contro il narcotraffico, iniziata in palestra e portata avanti, a suon di denunce ai Nas e scontri (anche fisici) con i pusher, anche dopo le minacce alla sua famiglia e alla sua fidanzata. La malavita arrivò anche a bruciargli per tre volte l’auto. «Per fortuna ora la situazione è migliorata rispetto agli anni Novanta, quando la mafia gestiva lo spaccio di steroidi e affini. Il body building è quasi scomparso, va di moda il fitness. E ci si dopa di meno, molto di meno. Nel karate, poi, le droghe praticamente non esistono. C’è un’altra cultura, quando facevo sollevamento pesi erano gli stessi istruttori a consigliarti di assumere sostanze. Qui invece il maestro è una vera e propria guida». Lui è sempre rimasto pulito, ma ha fatto comunque carriera. E che carriera, culminata nel 1996 con il record (tuttora imbattuto) di 527 chili e mezzo sollevati da panca orizzontale. «Pesavo più di 110 chili. Avevo un’altra massa corporea e mi allenavo in modo diverso rispetto a ora», spiega il campione.
Quella del karate rappresenta per Danovaro un’altra sfida. «A ottobre potrei diventare campione del mondo. Calcolato che ho iniziato a specializzarmi nel full contact da due anni, non c’è male. Merito mio e anche di coach Claudio Alberton, che mi ha aiutato ad affinare la tecnica di combattimento. Volevo dimostrare che un uomo, anche a 40 anni, se è in forma e ha sempre fatto sport, può riuscire in ogni disciplina», dice. Una sola cosa sembra essere più forte della sua passione sportiva: l’amore per i cavalli. «Avevo palestre, alberghi e attività in tutta Italia. Ma ho mollato tutto per lavorare al maneggio con la mia associazione. Insegno ad andare a cavallo ai bambini. È una soddisfazione che non ha eguali». Addirittura meglio di un knock out.