Dai piccoli del Gaslini un grande messaggio di vita

(...) che la bimba potesse vedere i disegni e i lavoretti che hanno realizzato in questi giorni alcuni bambini come lei, durante le attività didattiche della scuola statale dell’Infanzia Giannina Gaslini, quella interna all’ospedale di Quarto.
Perché il passaggio al Gaslini è stato certamente il momento più alto di due giornate, quella dell’arrivo a Rapallo e quella della partenza di Quarto dei Mille, che avrebbero dovuto essere due giornate di festa, anche dal fortissimo valore simbolico per quello che significavano nell’edizione del Giro dedicata ai 150 anni dell’Unità d’Italia. E che giornate di festa, invece, non sono state.
Alcuni dei bimbi dei disegni, ieri mattina, non hanno potuto alzarsi dal letto e scendere fra i vialetti dell’istituto per salutare i corridori. Nonostante la bellissima giornata di sole, troppo grave la loro malattia per rischiare complicazioni per un autografo, un sorriso o una stretta di mano di un ciclista o per un gadget da stringere con forza.
Ma i loro sorrisi attraverso i vetri e i sorrisi dei loro amici che, invece, hanno potuto abbandonare i reparti e salutare i corridori, valgono comunque tanto, tutto. Soprattutto, sono l’ennesima occasione per parlare del Gaslini che, spesso, a Genova, si guadagna titoli di giornale soprattutto quando si tratta di denunciare casi veri o presunti di malasanità.
Di solito, sono presunti. Nel senso che meritano titoloni quando qualcuno li denuncia - magari con talk show incorporato per i parenti dei piccoli - e poi finiscono nella colonnina delle brevi quando si dimostra che non c’è responsabilità dei medici. Nella colonnina delle brevi nel migliore dei casi, si intende. Ennesimo caso di come, a Genova, riusciamo a farci male da soli, trasformando un’eccellenza in materiale da macelleria giornalistica. Chiusa parentesi.
Ecco, credo che i sorrisi dei bimbi sulle curve dei vialetti del Gaslini, valessero la giornata. Così come valgono tutte le giornate i sorrisi con cui ringraziano - anche quando la carovana a colori non passa davanti a loro - i medici, gli infermieri, i volontari, le maestre. Insomma, soprattutto, credo che quelle bellissime facce di bimbi siano state il più dolce omaggio al ragazzo di ventisei anni morto sul colpo al momento della caduta e alla sua bimba che nascerà a settembre.
Poi, certo, della tappa fra Genova e Livorno, l’immagine che resterà e che ci porteremo nel cuore sarà quella dell’arrivo dei suoi compagni di squadra e del suo più caro amico, tutti appaiati sulla striscia d’arrivo che avrebbe dovuto contrassegnare la volata del gruppone. E, ovviamente, ci porteremo gli occhi gonfi di lacrime, ma asciutti, di Anne Sophie, la giovanissima compagna di Wouter che arriva alla camera mortuaria dell’ospedale di Lavagna.
Anne Sophie e i genitori del ciclista rivivono il dramma del loro compagno e figlio in un drammatico pellegrinaggio sulle strade del Bocco: per terra, ci sono ancora le righe dei rilevamenti del medico legale e degli agenti tracciate con il gesso, le macchie del sangue, i fiori. La mamma ha in mano una rosa, ma non può portarla per l’ultimo saluto a suo figlio: il corpo di Wouter, infatti, è conservato in una cella frigorifera dell’ospedale di Lavagna e il regolamento non prevede la possibilità che lì possano essere posti dei fiori.
Scusate questi pensieri un po’ sparsi e un po’ confusi, che scarico dal taccuino rivivendo in disordine le emozioni che ho vissuto appuntandoli. Ma è stata una giornata di emozioni forti, una giornata di quelle in cui lo sport racconta anche altre storie. Una giornata da uomini veri, al di là delle classifiche e dei cronometri.
Ma, su tutto, in questo giorno che non può che essere triste, rimangono i sorrisi dei bimbi del Gaslini. Sorrisi di vita. Aggrappati fortemente alla vita.
E il cielo sopra il Gaslini e il mare tranquillissimo davanti al Gaslini raccontano una bellezza leopardiana che ci fa guardare a domani. Raccontano Dio.