Dai politici coro unanime: non uccidetelo

Roma – “Occorre evitare questa assurdità della condanna a morte - ha detto il ministro dell'Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio – una assurdità che rischia da un lato di far passare Saddam Hussein per un martire e dall'altro di far partire l'entità statuale irachena su una base di morte, anziché sulla difficile prospettiva di creare uno stato e una vera democrazia. Non so se da vivo Saddam può essere utile, so certamente che giustiziato sarebbe un elemento utile al fondamentalismo fanatico e pericoloso in tutto il Medio Oriente”.

Sulla stessa lunghezza d’onda le parole del senatore di Forza Italia Alfredo Biondi: “Sono contrario alla pena di morte di chiunque, e quindi anche di Saddam Hussein. La vendetta non è la misura della giustizia. Credo che Saddam debba vivere sapendo che c'è una condanna della società civile, e credo che una condanna ad una detentiva sarebbe la cosa più rilevante. Fa bene Pannella - aggiunge Biondi - ha più titoli di me per rivolgersi al governo, perché lui è governativo. Io non l'ho seguito in questa scelta. Se lui ha qualcosa da chiedere al governo, lo faccia lui. Se poi chiede al governo e non ottiene, io saprei cosa fare, l'ho fatto altre volte, credo lo possa fare anche lui.

Il leader dei Radicali, Marco Pannella, entrato in sciopero della fame, è stato il primo dei politici italiani a protestare contro la sentenza di condanna a morte pronunciata nei confronti dell’ex rais iracheno. In una dichiarazione apparsa sul sito dei Radicali aveva scritto: “Il governo iracheno commetterebbe un atto orribile, dello stesso livello di quelli commessi da Saddam Hussein”. Plauso a Pannella arriva dal viceministro degli Esteri, Ugo Intini: “L'iniziativa di Pannella sottolinea giustamente che la condanna a morte di Saddam Hussein è un atto profondamento sbagliato, sia su un piano morale che sul piano politico. In particolare sul piano politico-pratico, l'Iraq ha bisogno non che si semini odio ma che si semini pace. Non violenza, ma diritto. E la condanna a morte di Saddam va nella direzione opposta”.

Dichiaratamente contrario all’esecuzione capitale anche Altero Matteoli (An): “Non si costruisce una nuova democrazia con le impiccagioni: sono stato sempre contrario alla pena di morte e naturalmente lo sono anche per Saddam Hussein. Spero – ha aggiunto l’ex ministro dell’Ambiente - che si possa ancora evitare il patibolo contro l'ex rais e ciò aiuterebbe, a mio modo di vedere, anche la stabilizzazione della situazione politica e della sicurezza in Iraq che - conclude Matteoli - sembra ogni giorno di più sfuggire al controllo di tutti”.

Il presidente della commissione Esteri della Camera Umberto Ranieri (Ds), auspica che la pena all’ex dittatore possa essere commutata: “Saddam è stato un dittatore spietato, merita una condanna severa, e tuttavia noi siamo contrari alla pena di morte. Ci auguriamo che sia possibile commutare la pena, siamo contrari alla pena di morte per ragioni di principio e di umanità ma anche perché la sua esecuzione sarebbe usata dai nostalgici di Saddam per farne una sorta di martire. Credo serva che i governi dell'Ue contrari alla pena di morte intervengano sulle autorità irachene”.

Una feroce critica a Pannella arriva invece da Riccardo Pedrizzi, presidente nazionale della Consulta etico-religiosa di An: "È contrario alla pena di morte per Saddam. Però è stato favorevole alla pena di morte per Welby. Per Giacinto detto Marco, evidentemente, solo la vita dei colpevoli, solo la vita di Caino, è un bene indisponibile e intangibile". Ma al di là delle polemiche politiche l'esponente di An conferma il "no" del suo partito alla pena capitale per Saddam: "Per noi la vita umana in quanto tale è un bene indisponibile e intangibile. Sempre e comunque. Che si tratti di un colpevole o di un innocente, di Caino o di Abele. Per questo siamo contrari alla pena di morte per Saddam. E per questo - conclude Pedrizzi - siamo stati contrari alla pena di morte per Welby".