Dai Re Magi ai Nobel dal riso giallo a Evita i 101 segreti di Milano

Curiosa, ma curiosa come lei non c’è nessun’altra. Diligente ma mai in riga, una radice nell’evo antico, una zampa nel futuro, disnibita, energizzante, classica. E’ la nostra città, quella del libro 101 perché sulla storia di Milano che non puoi non sapere di Marco Dell’Acqua e Giuliano Pavone, Newton Compton Editori, che sarà presentato martedì 7 novembre alla Fnac di via Torino, ore 18. Ci sono così tanti «perché» nascosti per le nostre strade che se dovessimo riprenderli tutti, intoneremmo la tiritera dei bambini: perché, perché, perché?
Perché non si può non dirsi milanesi? «Il primo a dirlo fu lo scrittore Stendhal. Sulla sua tomba a Paragi volle l’epigrafe: «Milanese, scrisse, amò, visse», racconta Marco Dell’Acqua, meneghino d’hoc, coautore del libro insieme al collega giornalista, meneghino d’adozione. Coppia perfetta per trasmettere l’apertura cosmopolita di queste mura. A fianco di Stendhal si colloca Albert Eistein, il cui padre ha sepoltura milanese. Da via Bigli 2 il fisico della relatività fruiva una metropoli già europea.
Perché la milanesità è femminile? Tre donne. La Madunina. Nessuna «madonna», ma anche nessun altro uomo qui, può stare al di sopra di Lei, per una legge voluta dal fascismo, così quando negli anni ’50 fu costruito il Pirellone, che superava il Duomo, in segreto fu posta una sosia. «La cerimonia si ripetè. Nel 2010 fu collocata un’altra riproduzione sulla Torre Lombardia». Dopo la Mamma d’Oro viene Sant’Elena, madre di Costantino, che portò il chiodo della croce di Cristo, a morso di cavallo, perché così lo fece forgiare Elena per il purosangue del figlio, affinché fosse protetto in battaglia. Elena portò anche il chiodo inserito nella Corona Ferrea, che Napoleone si pose sul capo dicendo: «Dio me l’ha data e io me la prendo», libero nell’aria padana che lo spronava all’impresa. Donne. Donne potenti, come Evita Peron. Evita? «Fu sepolta al Monumentale, subito dopo la morte. Gli argentini volevano salvaguardare la salma».
Perché Milano non è in bianco e nero come la dipingono, ma sprizza colore da tutti i pori? Galeotto fu Zafferano. «Era il soprannome dell’aiutante del mastro vetraio Valerio di Fiandra. Quando iniziarono proprio la vetrata di Sant’Elena, Zafferano usò la spezia per creare effetti cromatici sorprendenti. Cominciò a mettere i pistilli in ogni cosa, tanto che l’8 settembre del 1574, alle nozze della figlia di Valerio con il figlio di un oste, li buttò nella montagna di riso bianco, che divenne giallo, giallo e fu così per sempre».
Perché le date sono più magiche che in altre città, dal Natale al Carnevale? «La chiesa di Sant’Eustorgio porta sul tetto una stella a otto punte. La Stella Cometa. Lì un tempo c’erano le spoglie dei Re Magi, fino a che Federico Barbarossa non se li è portati via». Insomma in quanto a spiriti illustri sembra superare Roma, basti rammentare che due sono i suoi Pastori: Sant’Agostino e Sant’Ambrogio, uno africano e l’altro tedesco! «Quanto a Sant’Ambrogio fu lui a protrarre il Carnevale. Se ne andò per un pellegrinaggio e disse ai milanesi: non iniziate Quaresima, finché non torno. Fu intrappolato per un imprevisto e il Carnevale continuò».
Perché pensa e agisce non secondo legge, ma secondo coscienza con vis democratica e spavalda? «Costantino vi fece il suo editto nel 313, in cui apriva alla libertà di culto religioso. E poi Milano batte Copenhagen 4 a 1». Si spieghi! «La capitale danese ha una sola Sirenetta, noi quattro sul ponte delle Sirenette su un laghetto di parco Sempione. Con la duplice coda. A toccare il loro sedere andavano le coppie perché la tradizione vuole che il lato B delle Sirene porti fertilità e fecondità». Non c’è dubbio, è stata una ricerca proprio in fondo, in fondo, sui siti e sulla città, quella di Marco Dell’Acqua e Giuliano Pavone.
Perché nei salotti milanesi la gente si rovina le palle? «Sul pavimento della Galleria Vittorio Emanuele, il principale corridoio salottiero della città, c’è istoriato un toro. I cittadini ci hanno fatto talmente salotto, che ormai al toro sono scomparsi gli zebedei ed è diventato un bue».
Perché è la vera città della politica? «Fascismo. Socialismo. Lega. Forza Italia: tutti nati da noi o da noi hanno trovato, se non i natali, il loro sviluppo decisivo. Come il giornalismo. Sotto l’Arco della Pace viene alla luce e prospera il culto del quotidiano. E la prima radio libera, libera veramente, come canta Eugenio Finardi? Libera dalle mani di mamma Rai? Nostra».
Perché è da Nobel? «Ernesto Teodoro Moneta. L’unico italiano a vincere il Nobel per la Pace. Giulio Natta, inventore della plastica, si meritò il riconoscimento per la chimica».
Perché non basta un calcio per dimenticarla? «Se parliamo di calcio...Non perdiamo mai un treno, grazie al Milan, e grazie al fatto che il primo campo di calcio era alla stazione Centrale». Milano Centrale: ogni vagone parte e arriva in lei, al centro di questa metropoli che muove ogni domanda, piccola e grande, dalla più ilare alla più seria, perché, alla fine, come dice la canzone «sapessi come è strano sentirsi innamorati a Milano». E questa è magia.