Dai Rolling Stones agli Aerosmith: il videogioco salva il pop in crisi

MilanoInnanzitutto le cifre: nel 2007 il videogame Guitar Hero ha fatturato oltre un miliardo di dollari in tutto il mondo. E, ad agosto 2008, ha venduto 22 milioni di esemplari, cui si devono ancora aggiungere quelli di Guitar Hero World Tour, uscito il 21 novembre, e quelli di Guitar Hero Metallica, che uscirà tra poco con prevedibile, enorme successo. Insomma, è un fenomeno di quelli che segnano un’epoca perché hanno riflessi importanti non solo sull’industria o sulla musica ma anche sul costume con un complesso «effetto domino» che attraversa tutto il pianeta. Vediamo come.
Il videogioco Guitar Hero (compatibile con diverse piattaforme) sfrutta il desiderio di quasi tutti i ragazzi (ma non solo): quello di poter diventare una rockstar pur rimanendo nel salotto di casa. Impugnando il controller a forma di chitarra (particolarità: il modello è una fedele riproduzione delle chitarre Gibson, autentico mito del rock), i giocatori possono premere i tasti presenti sul manico e sfruttare la leva della pennata per eseguire i brani che hanno fatto la storia della musica. Effetto garantito. Suggestione anche. Per di più, con Guitar Hero World tour (che ha anche batteria e microfono) è possibile addirittura confrontarsi online visto che otto giocatori possono addirittura formare due band e competere sul web suonando i brani selezionati. Bisogna ammetterlo: è un passo avanti inimmaginabile fino a poco tempo fa. I primi modelli di Guitar Hero erano più enciclopedici, raccogliendo brani di leggende come Rolling Stones, Guns N’Roses, Nirvana, Black Sabbath, Kiss, Muse, Motley Crue, Rage Against The Machine, Sex Pistols e Pearl Jam. Poi è diventato monografico con la nascita di Guitar Hero Aerosmith, gioco dallo straordinario successo basato sulla musica della più grande band d’America, quella, per intenderci, di Walk this way o Janie’s got a gun, cento milioni di copie vendute e decine di imitatori. Se ci sono dei maestri del rock, eccoli qua.
La novità E ora tocca ai Metallica. Il loro Death magnetic, dati alla mano, è il quarto cd più venduto nel mondo nel 2008 dopo Coldplay, Ac/Dc e Madonna. E in Guitar Hero Metallica ci sono i loro brani più famosi, come Nothing else matters o Enter sandman o Master of puppets, più le canzoni di musicisti che hanno ispirato la band, come i feroci Judas Priest, il pensieroso Bob Seger, gli eroi del grunge Alice in Chains, il fenomenale chitarrista Michael Schenker e via dicendo.
Il costume Va bene che Guitar Hero Metallica è solo un videogioco, però sembra un’enciclopedia musicale visto che offre lo spaccato di un tipo di musica, il rock pesante, mostrando le sue radici e le sue derivazioni. Volendo, ha un valore pure pedagogico. Qui non si spara e non si uccide come hanno insegnato a fare generazioni di videogame, ma si impara la storia della musica. È un’inversione di tendenza dagli effetti senz’altro positivi anche nel medio, lungo termine. Mica poco.
La discografia Le case discografiche, si sa, sono alla canna del gas, devastate da una crisi senza precedenti. Perciò Guitar Hero, come ha scritto Rolling Stone Usa, «è una scossa al sistema un po’ ammuffito del rock’n’roll». Difatti nessun album rock ha mai fatturato un miliardo di dollari e quindi potete immaginarvi quale importanza abbia anche nella discografia l’arrivo di un videogame del genere (e dei suoi concorrenti, come il molto meno venduto Rock Band). Insomma, le sinergie tra l’industria musicale e quella dei videogiochi sono iniziate. Per ora, il due per cento del fatturato mondiale della discografia arriva proprio dai videogiochi. Ma, in un futuro molto prossimo, la percentuale potrebbe davvero impennarsi. E di molto (con buona pace di tutti gli scettici).