Dai, sentiamo Caruso

Il problema è che Francesco Caruso l’abbiamo creato soprattutto noi, noi giornalisti o politici che per ragioni contrapposte abbiamo trovato conveniente esporlo, sovraesporlo, intervistarlo, fare titolo delle sue frasi inconsistenti, delle sue uscite sconcertanti: Caruso non esiste, rendiamocene conto, è di una pochezza impressionante, esiste al limite la sotto-sotto-sotto galassia che abbiamo deciso che lui rappresenti perché ogni tanto sfascia qualcosa ma soprattutto perché noi abbiamo bisogno di facce, di foto da pubblicare e di numeri di telefono da comporre; esistono al limite i famosi movimenti che abbiamo sovraesposto a loro volta, e dai quali abbiamo pescato il nulla degli Agnoletto e dei Casarini e ora appunto di un Caruso che, non a caso, hanno pensato con incoscienza di candidare. Bravi. La telefonata di un giornalista ogni volta lo raggiunge in qualche casolare imboscato e lui non sa mai un tubo, non ha letto i giornali, non ha visto la tv, e però fa niente, ti spara lo stesso qualche colossale scemenza che ti consente di portare a casa l’articolo: è il suo premiato mestiere. Stia contenta Rifondazione, che passa metà del suo tempo a prenderne le distanze (l’ultima: vuole occupare una base Usa) e stiamo contenti noi, che ridiamo, ma sino a un certo punto. Lui, nel mezzo, si compiace e già cogita la prossima e intervistabile cazzata.