Dai sindaci rossi una stangata fiscale

da Roma

La legge finanziaria approvata solo grazie alla questione di fiducia sul famigerato maxiemendamento si caratterizza, come ormai sanno anche i sassi, per l’inasprimento fiscale generalizzato. Visco e Padoa-Schioppa hanno esumato vecchie tasse e inventato nuovi e pesanti balzelli, provocando la protesta di quasi tutte le categorie interessate: questo spiega, almeno in parte, la repentina e verticale caduta di consensi per il governo Prodi che gli ultimi sondaggi hanno accertato. Ma la manovra «lacrime e sangue» non è finita qui: rischia di avere ulteriori ripercussioni negative per gran parte dei contribuenti italiani, a cominciare proprio da quelli che risiedono nei comuni guidati da giunte di centrosinistra, con Roma e Bologna a fare da apripista.
La cosiddetta razionalizzazione dei trasferimenti agli enti locali (cioè i tagli) attuata dal governo costituisce, infatti, un ottimo pretesto per aprire la strada, soprattutto nei comuni, a ulteriori «stangate» fiscali e tariffarie. È del tutto ovvio che Walter Veltroni e Sergio Cofferati cerchino di indorare la pillola parlando di «lievi adeguamenti tariffari» necessari per «garantire qualità e quantità dei servizi».
Ma vediamo nel dettaglio di quale entità saranno gli aumenti già annunciati dalla giunta di Palazzo Accursio e da quella capitolina. A Bologna, Cofferati farà fronte alle minori entrate aumentando l’addizionale Irpef dallo 0,4 allo 0,7 per cento, quasi un raddoppio, che dovrebbe portare nelle casse del Comune oltre 19 milioni di euro in più rispetto all’anno scorso. Per un contribuente medio che guadagna 20mila euro l’anno, l’Irpef dovrebbe passare da 80 a 140 euro. Ma non basta: l’ex «Cinese» imporrà un aumento del 3 per cento anche alle tariffe per i rifiuti solidi urbani e per le mense scolastiche comunali. Sulla nettezza urbana i bolognesi sborseranno circa un milione e 800mila euro in più; il Comune incasserà 300mila euro in più grazie all’aumento del contributo scolastico. L’imposta comunale sugli immobili, infine, dovrebbe rimanere invariata.
All’ombra del Colosseo, invece, la «stangata» colpirà ancor più pesantemente. Il «grande comunicatore» Walter Veltroni ha già anticipato che diminuirà l’Ici dal 4,9 al 4,7 per mille: un lievissimo calo che riguarderà solo la prima casa e che rischia di essere annullato dalla prossima revisione degli estimi catastali. Nulla al confronto della vera torchiatura cui saranno sottoposti i romani e che sarà formalizzata nella manovra oggi stesso all’esame della giunta. L’iter dell’approvazione definitiva dovrebbe concludersi entro gennaio. Secondo l’assessore al Bilancio Marco Causi l’addizionale Irpef sarà, come minimo, raddoppiata, passando dall’attuale 0,2 allo 0,4 per cento, ma non è escluso che possa arrivare allo 0,5 per cento (un aumento, quindi, del 100 per 100). Per la «Tari», la tariffa sui rifiuti solidi urbani si parla di un aumento del 20 per cento, chiesto dai vertici dell’Ama la municipalizzata dell’ambiente. Un’enormità a giudizio dell’opposizione che invece la giunta Veltroni considera un adeguamento necessario «visto che la tariffa è invariata da quattro anni». Ma c’è di più e di peggio. Il costo dei permessi di accesso alla zona a traffico limitato - praticamente tutto il centro storico - ha subìto, a partire dal 1° gennaio scorso, aumenti vertiginosi che vanno, a seconda delle categorie interessate, dal 30 al 1500 per cento. Perfino gli artigiani dovranno sborsare un minimo di 530 euro l’anno per ogni vettura per poter continuare a lavorare in centro.