Dai soci del «Corriere» il via libera a Mieli per la scelta di campo

In Lombardia le vendite avrebbero subìto un calo del 20-30%

Francesco Cramer

da Milano

«Una botta di c...». Lo scrivono chiaramente quelli di puntocom, quotidiano diretto da Gianluca Marchi, per raccontare lo scoop giornalistico offerto ieri ai «cari miei 57 lettori certificati». L’articolo, a firma «grillo sparlante», svela un retroscena sulla recente presa di posizione del direttore del Corriere della Sera, Paolo Mieli. Il quale, nell’editoriale dell’8 marzo scorso, è uscito allo scoperto dichiarando di fare il tifo per il centrosinistra alle prossime elezioni politiche.
Questione di spifferi. I redattori delle varie testate si parlano, raccontano, confidano. Così, messe insieme le verità rilevate, viene fuori il quadretto che segue: Paolo Mieli «non ha preso la decisione che ha preso tanto per dare aria ai denti - scrive puntocom -. Ma si è innanzitutto consultato con la proprietà». Insomma, il direttore di via Solferino, prima di scrivere il suo «editto», ha avuto il placet dell’editore. Mieli, prima di manifestare di esser seduto dove siedono i supporters di Romano Prodi, s’è consultato con alcuni membri del patto di sindacato che controlla Rcs MediaGroup, società editrice del Corsera. Un pool di banchieri e imprenditori dai nomi noti e sotto insegne altisonanti, che comprende Mediobanca, Generali, Fiat, Pirelli, Pesenti, Gemina, Edison, Mittel, Merloni, Capitalia, Intesa, Salvatore Ligresti, Tod’s. E proprio da Giovanni Bazoli (Intesa), Diego Della Valle (Tod’s) e Salvatore Ligresti avrebbe ricevuto il placet per il suo appoggio al Professore. «Il leader del partito dei giornalisti (Mieli), ci hanno raccontato le nostre fonti - scrive il “grillo sparlante” -, mai si sarebbe esposto così tanto se non fosse più che ragionevolmente certo che il centrosinistra vincerà». Ma non è tutto. «Oltre a fargli smettere di girare i cosiddetti per la tentata scalata di Ricucci (Mieli ha sempre pensato che dietro Ricucci ci fosse un Cavaliere), gli regalerà quello che gli uomini del patto si aspettano, ossia la redistribuzione della torta pubblicitaria dalla tv ai giornali». Ecco il punto centrale. Denaro. Perché gli editori non da oggi lamentano un drenaggio delle risorse pubblicitarie da parte delle tv nazionali, a scapito della carta stampata. Quotidiani e periodici soffrono troppo la concorrenza delle televisioni in materia di pubblicità e quindi chiedono che la torta venga redistribuita. «Una redistribuzione di risorse - scrive puntocom - dalle caratteristiche inimmaginabili per qualità e quantità, a cui si accompagnerà pure la vendita di due reti per ciascuno», una da parte della Rai, l’altra da parte di Mediaset. E il Professore sarebbe il cavallo giusto su cui puntare.
Insomma, anche gli editori del Corriere stanno con Mieli che sta Prodi. Il via libera all’«editto» sarebbe arrivato da Piergaetano Marchetti, presidente di Rcs. Certo, anche la redazione di via Solferino ha fatto sentire la propria voce sulla scelta di campo ulivista del condottiero. Il vicedirettore del Corriere Dario di Vico sarebbe stato «entusiasta», l’altro vice Pierluigi Battista avrebbe «fatto finta di niente». Decisamente perplessi gli opinionisti Piero Ostellino, Angelo Panebianco, Sergio Romano e persino l’ex commissario Ue Mario Monti. Magdi Allam «s’è invece chiuso in un religioso silenzio». Chi si sarebbe «agitato moltissimo» è Giancarlo Perego, il capo della cronaca milanese. Il quale ha iniziato a vedere il segno meno davanti alle cifre di vendita. «Meno 20%, no meno 30%, insomma un meno a due cifre». Perché il fatto è che soprattutto i milanesi e i lombardi hanno iniziato a lasciare il Corsera nelle edicole. La scelta di campo ha un prezzo. Bisognerà attendere un po’ per sapere quanto salato.