Dai teocon ai liberal-riformisti: tutte le anime del partito unico

La nuova formazione, sulle orme dei repubblicani Usa, manterrà una pluralità di identità politiche

Antonio Signorini

da Roma

Inutile illudersi. Il partito unico del centrodestra - se e quando prenderà forma - non sarà mai un monolito, con una sola ideologia o un unico pacchetto di valori di riferimento. I partiti moderni non sono così perché il bipolarismo non lo permette. E d’altro canto i Repubblicani Usa, cioè l’organizzazione che si avvicina di più al progetto, sono un contenitore eterogeneo dove convivono «liberal» doc, più a sinistra di tanti democratici, e conservatori dal pedegree altrettanto impeccabile. Il partito unico potrà essere un’organizzazione fedele al suo leader e anche un’efficiente macchina al servizio del candidato premier, ma i fatti sembrano dimostrare che sarà anche un soggetto pluralista che erediterà tutta la complessità del centrodestra italiano. È possibile, ad esempio, che al suo interno continuino a sopravvivere i «vecchi» partiti della Cdl che ne faranno parte (verosimilimente Forza Italia, Alleanza nazionale e Udc). Ma è più probabile che le attuali appartenenze si scompongano per formare una nuova geografia politica, influenzata più da temi di attualità che da vecchie appartenenze partitiche. Temi come quello della fede, tornato al centro del dibattiti politico in tutto il mondo.
Teocon. Tra i protagonisti del nuovo partito ci saranno prorio quegli uomini della Cdl che hanno fatto del loro credo un elemento distitivo. Ispirati dal presidente statunitense George W. Bush, ma anche dal ministro francese Nicolas Sarkozy, i nuovi conservatori italiani sono diventati più forti dopo il flop dei referendum radicali. A partire da chi dentro Alleanza nazionale sta dando battaglia contro il leader Gianfranco Fini per la sua scelta di partecipare al voto. Gianni Alemanno in testa, ministro dell’Agricoltura e leader di quella corrente che da destra sociale ha preso il nome di «cattolici sociali». Sulla stessa scia il sottosegretario agli Interni Alfredo Mantovano che insieme a Riccardo Pedrizzi (altro esponente teocon) rappresenta da sempre l’ala dei credenti di An e che nel futuro partito unico si potrebbero trovare gomito a gomito nella stessa corrente di un «liberal» come Adolfo Urso, convinto dalle tesi di Sarkozy sul binomio libertà-religione. Questa ipotetica futura componente potrebbe essere guidata da un laico, il presidente del Senato Marcello Pera, liberale ma fermo oppositore del relativismo culturale. Accanto a lui democristiani di razza da sempre vicini al Vaticano come Rocco Buttiglione e altri «teocon» di provenienza laica come il coordinatore di Forza Italia Sandro Bondi.
I Dc. Non è scontata la posizione di Roberto Formigoni, presidente della regione Lombardia ed ex leader di Comunione e liberazione. Il governatore azzurro, che venerdì scorso ha presentato con Pera il suo «movimento dei movimenti», si è ritagliato da tempo un ruolo di aggregatore di tutti i riformismi, compreso quello laico. Così come sarebbe riduttivo associare a qualsiasi etichetta il presidente della Camera Pierferdinando Casini o il vicepremier Gianfranco Fini, entrambi indicati come possibili successori di Silvio Berlusconi. In un ipotetico gioco delle correnti del partito unico anche gli altri assi centristi, il segretario Marco Follini in testa, non sono riducibili all’etichetta teocon. Più facile che si organizzino autonomamente richiamando le origini democristiane, condivise tra l’altro da esponenti azzurri come i ministri dell’Interno Giuseppe Pisanu e Claudio Scajola oltre che da membri di An in rotta con Fini come Gustavo Selva e Publio Fiori.
Liberal-riformisti. Difficilmente nel partito unico i liberali storici di Forza Italia come Raffaele Costa o Alfredo Biondi troverebbero motivo per non unirsi con gli ex socialisti ora azzurri, come il vice coordinatore Fabrizio Cicchitto e il sottosegretario al Welfare Maurizio Sacconi. Le ricette per riformare il Paese e rilanciare l’economia sono le stesse. E a volte coincidono anche quelle di qualche outsider Udc come Bruno Tabacci. In generale, su posizioni liberali si potrebbero ritrovare la gran parte di Forza Italia, a cominciare dal vicepremier Giulio Tremonti.
Berlusconiani. Nel fanta-partito unico c’è anche chi scommette in un componente dei fedelissimi del premier. Magari trasversale, che comprenda, oltre alla «disciolta» Forza Italia uomini di An come Ignazio La Russa e Maurizio Gasparri o centristi come Carlo Giovanardi.
Meridionalisti. Con la Lega fuori, l’unica rappresentanza territoriale potrebbe essere quella del Sud. Se gli autonomisti siciliani di Raffaele Lombardo dovessero partecipare o anche solo federarsi, troverebbero una sponda in Gianfranco Micciché, ministro per lo Sviluppo e «vicerè» degli azzurri in Sicilia.

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