Dai vescovi duro attacco a Veltroni

&quot;Avvenire&quot; accusa: &quot;Candidare i radicali e Veronesi, avrà inevitabili conseguenze sul programma&quot;. <strong><a href="/a.pic1?ID=243878">Le battaglie di Veronesi imbarazzano il Pd</a></strong>

Milano - I vescovi rompono gli indugi e attraverso il quotidiano Avvenire lanciano un durissimo attacco a Walter Veltroni e alla sua scelta di candidare rappresentanti del Partito radicale ma soprattutto l'oncologo Umberto Veronesi, capolista in Lombardia. L'affondo è in un editoriale («Signori candidati, diteci l'antropologia di riferimento») firmato dal giurista Francesco D'Agostino, presidente onorario del Comitato nazionale di bioetica. «Gli elettori devono conoscere senza reticenze e senza ambiguità i programmi dei partiti che chiedono il loro voto - scrive -. Di programmi finora si parla ben poco, ma le candidature possono fornire indirettamente indicazioni programmatiche molto precise».

«Candidati la cui visione del mondo è stata esplicitata innumerevoli volte. È impossibile ignorare ad esempio la visione libertaria, e non liberale, di chi ha sempre militato nel Partito radicale. È impossibile ignorare - continua Avvenire - quale sia l'antropologia di Umberto Veronesi. Da visioni antropologiche “riduzionistiche” (come quella radicale o come quella di Veronesi), derivano inevitabilmente ampie conseguenze sul piano delle scelte politiche, non solo per quel che concerne i temi che oggi vengono definiti “eticamente sensibili” (dalla procreazione assistita all'eutanasia), ma anche per temi di ancor più ampio rilievo sociale, primi tra tutti quelli del matrimonio, della famiglia e delle adozioni. Non è l'identità confessionale che deve rilevare politicamente per l'elettore, ma l'antropologia di riferimento dei candidati e dei partiti. Non ci servono indicazioni tecniche o minuziose: ma l'esplicitazione di pochi e non equivoci principi di fondo».

«L'elettorato merita rispetto: perciò prima del voto dovrà essergli spiegata con la massima onestà che posizione assumerà ogni partito, quando verranno messi in discussione temi antropologicamente rilevanti. Anche i singoli candidati ovviamente meritano rispetto, purché però sappiano conquistarselo. Hanno un unico modo per farlo: dichiarare in modo limpido e chiaro i loro progetti politici e soprattutto come essi pensano di poterli promuovere nel contesto “reale” del partito in cui militano. Alcuni dicono che la chiarezza fa perdere voti. Non so se sia vero; ma so che l'intenzionale rinuncia alla chiarezza fa perdere, e a volte definitivamente, la dignità». Questa chiosa finale sembra avere come destinatario non tanto Veronesi, che non ha mai deragliato dalle proprie convinzioni, quanto piuttosto la senatrice «teodem» Paola Binetti, cattolica del Pd che appare schiacciata dalla sterzata laicista imposta da Veltroni.

Il quotidiano dei vescovi ha ieri anche tuonato contro il documento «choc» diffuso in nome dell’associazione degli Ordini provinciali dei medici su aborto, pillola del giorno dopo, diagnosi pre-impianto nella fecondazione assistita e assistenza ai neonati estremamente prematuri. Documento che non è quello votato dal consiglio dei 103 presidenti dei camici bianchi ed è stato dunque giudicato «fantomatico» I medici hanno però replicato: non si tratta di un falso, ma di una «piattaforma che vuole fornire spunti di riflessione».
Dal centrodestra, intanto, piovono critiche al Pd. «Veltroni, di fatto, espelle le posizioni a difesa della vita e della famiglia all'interno del suo partito», dice l'azzurra Isabella Bertolini. «Veltroni è uno specchietto per le allodole - protesta l'azzurro - lo stimiamo e ci dispiace che si sia prestato a questo gioco».