Dai vescovi nuove accuse al governo: «Vi siete arresi alle coppie omosex»

da Roma

Ieri è tornato a parlare dei Dico – per ribadire il suo no – il quotidiano dei vescovi Avvenire, con un editoriale di Carlo Cardia, che li ha definiti «l’arrendersi della legge di fronte ai desideri individuali, anche a quelli provvisori». Tutto giocato sul tema dell’educazione e sugli effetti negativi che a lungo andare la legge sui «Dico» potrà avere nel nostro Paese, l’intervento di Cardia fa notare come le leggi non siano mai indifferenti ma esprimano «sempre una scelta». Le regole introdotte nel ddl «risentono in apparenza di un freno che si è posto oggi alle proposte più ardite, ma tradiscono poi il cedimento che si è fatto alla sostanza di queste proposte. Nello spirito delle norme elaborate è scritto che la convivenza si approssima al legame fondato sul matrimonio, e ciò anche quando si dicono cose inutili o superflue». «È del tutto inutile – continua Avvenire – parlare di successione quando ciascuno è già libero di disporre delle proprie sostanze con un atto testamentario, a meno che non si abbia un preciso intento ideologico. A questa obiezione nessuno ha mai risposto. Ed è inutile regolare nel tempo e nello spazio rapporti che vogliono essi stessi mantenersi senza vincoli. Ma queste scelte superflue esprimono appunto uno spirito delle leggi, che vuole dire a tutti pubblicamente, perché la legge è per antonomasia atto pubblico, che a determinati rapporti di convivenza si applica in parte una normativa che per sua natura è diretta a chi è legato da matrimonio, o inserito in un nucleo familiare stabile: si riconoscono soprattutto i diritti e non i doveri».
«È questo spirito delle leggi che, dove approvato, parlerà a tutti, giovani o meno giovani, dicendo loro – continua Cardia – che questi due piani, matrimonio e convivenze, famiglia e facsimili, possono essere interscambiabili, sono lasciati alla loro assoluta discrezione senza che la collettività esprima una vera preferenzialità. È l’arrendersi della legge di fronte ai desideri individuali, anche a quelli provvisori. Nelle proposte, poi, c’è qualcosa di più preoccupante. C’è l’equiparazione di principio dei rapporti eterosessuali ai rapporti omosessuali, fino a ricomprenderli dentro lo stesso orizzonte, la medesima semantica, della convivenza e della famiglia». Una scelta che il quotidiano della Cei definisce «strategica» e che «interviene per elevare l’omosessualità allo stesso livello della eterosessualità».
A tre giorni di distanza dall’approvazione del ddl governativo per le unioni di fatto, all’Angelus di ieri, prima occasione pubblica per parlare all’Italia, Benedetto XVI non è intervenuto sui temi della famiglia e del matrimonio, ma ha parlato della Giornata del malato affermando la necessità di «sostenere lo sviluppo di cure palliative» ai malati inguaribili. Gli stessi discorsi di Ratzinger all’ambasciatore colombiano (venerdì scorso) e agli accademici francesi (sabato), pur riprendendo accenni a questi argomenti, andavano inquadrati in un’ottica più generale. Rimane, ovviamente, l’assoluta contrarietà della Santa Sede e della Cei a qualsiasi cedimento su questo fronte e a qualsiasi forma di riconoscimento delle coppie di fatto e delle coppie gay che vada oltre aggiustamenti sui diritti individuali.
Va detto che la Chiesa ritiene quella che si è giocata in queste settimane una mezza sconfitta, ma al tempo stesso una mezza vittoria: rispetto a ciò che si prospettava, non si può dire che la bozza del ddl non abbia tenuto in alcun conto le preoccupazioni pubblicamente e riservatamente espresse dalla Conferenza episcopale. La contrarietà, infatti, più che sui singoli dettagli del disegno di legge, è espressa nel complesso sul fronte educativo.
In queste ore di dibattito acceso, c’è infine da registrare la crescita di quello che il viceparroco della centralissima Sant’Alfonso a Torino definisce «clima di ostilità nei confronti della Chiesa»: il tempio nella notte scorsa è stato profanato con scritte blasfeme.