Daihatsu Trevis, la «Mini» giapponese

Massimo Mambretti

da Milano

Tra le novità 2006 di Daihatsu, marchio giapponese che rientra nella galassia Toyota, Trevis anticipa di qualche mese l’arrivo della compact-wagon Materia, che ha debuttato in Europa al Salone di Parigi. Considerando quanto visto in precedenza, nel bilancio italiano di Daihatsu si conteggeranno, a fine anno, ben cinque novità, a cui si dovrà il buon andamento delle vendite che, passando dalle 8mila preventivate alle oltre 9.000 realmente consegnate, in quel periodo avrà ampiamente superato le aspettative. Trevis, in sostanza, è un’evoluzione della piccola Cuore. Quindi, è spinta da un motore a 3 cilindri da un litro con 58 cv abbinato, senza ripercussioni sul prezzo di 11.300 euro, a un cambio meccanico a cinque marce piuttosto che a un automatico a quattro rapporti. Quest’ultimo è in sintonia con la personalità da city-car di Trevis e, in un certo senso, valorizza il rapporto costo-contenuti, poiché allarga la dotazione di serie che include anche il climatizzatore e i cerchi in lega. L’originalità della proposta, che non manca di riflettersi positivamente sull’istintività della guida in città grazie alla buona simbiosi tra motore e cambio, appare un po’ in antitesi da quanto trasmesso dall’aspetto di Trevis. Infatti, i suoi simpatici lineamenti evidenziano, specie anteriormente, la forte ispirazione tratta da quelli della Mini. In particolare, quella degli anni ’60.
Anche nell’abitacolo, a cui si accede agevolmente grazie alle porte che si aprono tutte sino a 90° e dove le ripercussioni sull’abitabilità della ridotta larghezza sono stemperate dalla buon altezza e dalla luminosità impressa dalle ampie vetrature, lo stile dell’arredamento pare ispirarsi alla Mini, sebbene quella dei nostri giorni. Trevis assolve adeguatamente il suo ruolo di valida city-car grazie alle dimensioni contenute, al corto raggio di sterzata che favorisce la maneggevolezza negli spazi ristretti e al buon comfort generale.