Dakar, un altro bambino ucciso nel giorno che incorona Alphand

Dakar. Un altro ragazzino ucciso, investito da un mezzo di trasporto dell’assistenza. Due in due giorni. L’aspetto sportivo della gara africana passa sempre più in secondo piano nonostante l’impresa dell’ex re della discesa libera e campione del mondo di sci, il francese Luc Alphand, ora pilota Mitsubishi (31 km di passerella lo separano dalla vittoria del raid). L’ennesima tragedia, la terza in una settimana, arriva nel giorno in cui anche il quotidiano della Santa Sede, L’Osservatore Romano, critica duramente il raid per i morti che da sempre lo accompagnano: «lasciano un sapore amaro di irresponsabile noncuranza dell'uomo», scrive. «Purtroppo, su un simile tracciato, gli incidenti possono succedere» commenta il direttore della Dakar, Etienne Lavigne. «Sono davvero triste per la morte di due ragazzi tanto giovani». Nessun dubbio però sulla prosecuzione, oggi, per la tappa finale. Lo vogliono le autorità senegalesi.