Il Dalai Lama accusa: "Il Tibet come un inferno per colpa della Cina"

Nel 50esimo anniversario della prima rivolta contro il regime il Dalai Lama accusa Pechino di aver ucciso centinaia di migliaia di tibetani. La replica: &quot;Menzogne&quot;. Monasteri blindati: <strong><a href="/a.pic1?ID=334617">così la Cina rieduca il Tibet</a></strong>

Dharamshala (India) - Il Dalai Lama ha accusato la Cina di aver portato "l’inferno sulla terra" nel suo tormentato Tibet e ha accusato Pechino, nel giorno in cui si compie il 50° anniversario della prima rivolta contro il regime, di aver causato la morte di "centinaia di migliaia" di suoi compatrioti. In un atteso messaggio diffuso attraverso la sua pagina web, il leader spirituale tibetano ha ripercorso la storia recente del Tibet e ripetuto la sua richiesta di "un’autonomia legittima e significativa per il Tibet" (e non dunque l’indipendenza della Cina).

Violenza e repressione Tenzin Gyatso, XIV Dalai Lama, ricorda che dopo l’occupazione il governo cinese ha portato a termine "una serie di campagne violente e repressive", che hanno imposto anche la legge marziale e più recentemente programmi di "rieducazione" che hanno causato una "profonda sofferenza" nella popolazione tibetana, che vive "nella paura costante".

La Cina risponde: tutte menzogne Le parole del Dalai Lama sono solo "menzogne": immediata la replica di Pechino al discorso di denuncia del leader spirituale tibetano. Secondo il governo cinese il Tibet ha goduto di profonde riforme. Il portavoce, Ma Zhaoxu, ha sostenuto che la "cricca del Dalai Lama diffonde menzogne e confonde il bianco col nero".