Il Dalai Lama alla Cina: "E' stata violata la tregua olimpica"

Da Parigi il Dalai Lama punta il dito contro Pechino: "Mentre i Giochi sono in corso, continua l’oppressione del popolo
tibetano". E alla comunità internazionale: "Deve
inserirla nei canoni ordinari della democrazia mondiale"

Parigi - Il Dalai Lama, in visita al Senato francese, torna ad accusare la Cina: non rispettare la "tregua olimpica" e continua la repressione in Tibet. Lo hanno riferito numerosi parlamentari presenti all’incontro con il leader spirituale tibetano, che è avvenuto a porte chiuse. Al Dalai Lama è stato chiesto se, in occasione dello svolgimento della manifestazione a cinque cerchi, il regime cinese avesse sospeso "gli arresti e l’oppressione" nella regione himalayana. "La sua risposta è stata molto chiara: no", ha raccontato uno dei membri del parlamento di Parigi, Robert Badinter, già ministro della Giustizia sotto la presidenza di François Mitterrand.

Fermi su diritti umani e libertà "Mentre i Giochi sono in corso, continua l’oppressione del popolo tibetano", sono state le parole del leader buddhista, al secolo Tenzin Gyatso. Nel corso di una conferenza stampa tenuta in precedenza nella capitale francese, il leader spirituale buddhista aveva affermato che, poiché la Cina "ha una gran voglia di entrare a pieno titolo nella comunità internazionale", quest’ultima a sua volta "ha la responsabilità di inserirla nei canoni ordinari della democrazia mondiale". La Repubblica Popolare "non va isolata, ma dev’essere ricondotta nell’ambito dell’assetto sociale come è comunemente inteso, e il mondo deve creare con essa rapporti di amicizia genuini. È assolutamente essenziale", aveva avvertito il premio Nobel per la Pace 1989. "Nel frattempo, bisogna che siamo fermi su certi principi come la democrazia, i diritti umani, la libertà di stampa, lo stato di diritto".

Lodi all'impegno degli Usa In proposito il Dalai Lama aveva lodato, dicendosi "pienamente d’accordo", la presa di posizione del presidente americano George W. Bush il quale, a poche ore dall’inaugurazione dei Giochi, aveva manifestato la "profonda preoccupazione" sua e degli Stati Uniti per la situazione dei diritti dell’uomo e della libertà religiosa in Cina. Poi aveva avuto parole di elogio anche per la "trasparenza" di cui le autorità cinesi diedero prova in occasione del terremoto che il 12 maggio scorso devastò il sud-ovest del Paese. "Auspichiamo che tale trasparenza aumenterà, ma sulla questione del Tibet la Cina si nasconde. La paura è un problema grave, è un segno di debolezza", aveva sottolineato il Nobel, "ma non ci si può nascondere dal resto del mondo. Una società chiusa non ha futuro. È nell’interesse della stessa Cina".