Il Dalai Lama: «No alla fiaccola in Tibet»

Un rappresentante del Dalai Lama, Lodi Gyari, ha avanzato ieri da Washington la richiesta al governo cinese affinché venga cancellato il previsto passaggio della fiaccola olimpica attraverso il Tibet. Il viaggio - ha sostenuto Gyari in un’audizione al Congresso americano- sarebbe un segno «provocatorio e insultante» dopo la repressione cinese nel Paese. La tappa «tibetana» della fiaccola olimpica è prevista a fine maggio. Ieri il quotidiano Tibet Commerce, citando il viceresponsabile del Partito comunista a Lhasa, Wang Xiangming, ha scritto che dal 14 marzo in poi la polizia ha arrestato 800 «criminali». Altre 280 persone si sono consegnate spontaneamente alla polizia. Il loro processo, ha aggiunto, si svolgerà in tempi brevi, prima del primo maggio. Finora la stampa aveva parlato di circa 400 arresti. Il quotidiano sottolinea sottolinea inoltre che «Incidenti della portata di quelli del 14 marzo non si ripeteranno mai più». Intanto il Parlamento europeo, in una bozza di compromesso relativa alla risoluzione sul Tibet che sarà votata la settimana prossima, ipotizza, «in mancanza di una ripresa del dialogo fra autorità cinesi e Dalai Lama», di prendere in esame «l’opzione di non presenza» dei capi di Stato e di governo dell’Ue alla cerimonia di apertura dei Giochi olimpici. Nella bozza il Parlamento «condanna fermamente la brutale repressione delle forze di sicurezza cinesi contro i dimostranti tibetani e tutti gli atti di violenza di qualsiasi origine che si sono verificati nelle strade di Lhasa».