Dalai Lama, Pechino all'Ue: rapporti rovinati

La Cina invia una protesta formale all’Eliseo che minimizza. Anche per il leader tibetano si tratta di molto rumore per nulla. E denuncia l'interferenza negli affari interni cinesi

Marta Allevato

Pechino - Se il processo di dialogo e collaborazione tra Pechino e Unione europea si interromperà «l’unica responsabile sarà la Francia». «Fortemente indignata» per l’«imprudente» incontro tra il presidente francese Nicolas Sarkozy e il Dalai Lama, la Cina passa al contrattacco e scende in campo impugnando l’arma della retorica di regime e delle ritorsioni politiche ed economiche. Il primo faccia a faccia tra un presidente di turno Ue e il leader tibetano, giudicato da Pechino un «ribelle secessionista», si è svolto sabato a Danzica, in Polonia. «Sarkozy - denuncia il governativo People’s Daily - non ha proprio potuto rinunciare all’incontro, nonostante i ripetuti tentativi di dissuasione condotti dalla Cina». Non importa se per «dissuasione» si intendano prove di forza come la cancellazione unilaterale dell’11° summit Cina-Ue che doveva svolgersi il primo dicembre a Lione.

Mobilitati da giorni in una campagna anti-francese, ieri i media della Repubblica popolare non hanno mancato di puntare il dito contro il gesto «sconsiderato» di Parigi. La tv di Stato cinese ha parlato a lungo dell’«energica protesta» presentata al governo francese dal vice-ministro degli Esteri He Yafei. Herve Ladsous, ambasciatore di Parigi a Pechino, è stato convocato al ministero per formalizzare il disappunto cinese. Secondo He, che ha ricevuto l’ambasciatore, l’incontro di Sarkozy con il leader spirituale tibetano è stato una «grossolana interferenza» con la politica interna cinese. «Sono stati minati alla base gli interessi più profondi della Cina - ha aggiunto il vice-ministro - gravemente offesi i sentimenti del popolo e sono state sabotate le basi politiche su cui poggiano le relazioni tra Cina e Francia, e tra Cina e Unione europea». L’agenzia di stampa Xinhua cita il portavoce del ministero, Liu Jianchao, il quale sottolinea «l’importanza delle relazioni bilaterali sino-francesi» che Pechino «ha sempre considerato su una prospettiva strategica e di lungo termine». Per questo «l’insistenza del capo di Stato francese a incontrare il Dalai Lama ha scatenato profonda frustrazione tra i cinesi». Sempre il People’s Daily si cimenta, invece, in un lungo articolo in cui ripercorrendo le relazioni sino-francesi, accusa l’Eliseo di «aver tradito lo spirito e il coraggio del presidente Charles de Gaulle che, primo tra gli occidentali, ha aperto le porte dei rapporti tra le due nazioni 44 anni fa». Nello stesso pezzo il “Quotidiano del popolo” ricorda al mondo che il Dalai Lama «è da tempo impegnato in attività miranti a dividere la Cina». In realtà il leader buddista ha rinunciato alla causa dell’indipendenza in cambio di maggiore autonomia.

Per Parigi, però, nulla è cambiato. Nel tentativo di calmare le acque, il ministro francese dell’Economia, Christine Lagarde, spiega che è interesse di entrambe le parti mantenere relazioni normali: «Abbiamo relazioni commerciali molto importanti con la Cina sia sul fronte delle importazioni che su quello delle esportazioni».

Che si tratti di molto rumore per nulla ne è convinto anche lo stesso Dalai Lama. «Stando alle esperienze passate, non ci sarà un grande seguito. La Cina ha bisogno dell’Europa». Ha poi ringraziato Sarkozy per aver voluto incontrarlo «nonostante le difficoltà».