Il Dalai Lama: «In Tibet la Cina semina odio»

Ora il Dalai Lama accusa la Cina. Secondo il leader spirituale buddhista Pechino utilizza l’inganno e la distorsione dei fatti nella riferire sulla rivolta nel Tibet, con il rischio di alimentare tensioni razziali tra tibetani e cinesi di etnia han. «Questa è una grande preoccupazione per me», ha spiegato il Dalai Lama in un comunicato. «La copertura dei media ufficiali cinesi riguardo alle proteste in Tibet, con l’uso di immagini ingannevoli e distorte, potrebbe seminare tensioni razziali dalle imprevedibili conseguenze a lungo termine».
Dal suo ufficio a Dharamsala, la cittadina nel nord dell’India dove risiede ormai dal 1959, il Dalai Lama ha anche respinto l’accusa di «separatismo» rivoltagli da Pechino, che gli imputa di aver organizzato quella che invece è «una protesta spontanea» per esprimere «un risentimento profondo». Il leader spirituale tibetano ha anche rinnovato l’appello al governo cinese per l’avvio di un «dialogo significativo» finalizzato a trovare una soluzione pacifica per il Tibet.
Nel frattempo a Lhasa è arrivata la delegazione di diplomatici stranieri cui, per la prima volta dallo scoppio dei disordini, il regime cinese ha permesso di entrare in Tibet. Si tratta di una visita rigorosamente organizzata dalle autorità della Repubblica Popolare, dietro le crescenti pressioni della comunità internazionale perchè fosse consentito a osservatori neutrali di verificare che cosa stia davvero accadendo nella regione himalayana. I diplomatici coinvolti sono una quindicina, tra cui quelli di Italia, Usa, Francia, Gran Bretagna, Germania, Spagna, Russia, Canada, Giappone, Australia e Slovenia, che riveste la Presidenza semestrale di turno dell’Ue. Il rientro a Pechino dei diplomatici è previsto per questa sera.
Sempre ieri il presidente americano George W. Bush ha rinnovato l’appello alla Cina ad avviare un dialogo con i rappresentanti del Dalai Lama. Intanto a Brdo, in Slovenia, sono emerse divisioni tra i ministri degli Esteri dei Ventisette riguardo a un eventuale boicottaggio della cerimonia d’apertura dei Giochi Olimpici di Pechino 2008. Per ora arrivano annunci di leader che diserteranno la cerimonia, ma non per motivi politici. È il caso del cancelliere tedesco Angela Merkel e del suo ministro degli Esteri o del premier slovacco Robert Fico.
A Katmandu, in Nepal, un gruppo di oltre 20 ragazzi tibetani ha manifestato di fronte alla sede delle Nazioni Unite in segno di protesta contro quanto sta avvenendo in Tibet, Secondo un portavoce dell’Onu i manifestanti avevano tra i 15 e i 18 anni.