D'Alema: "E' in gioco la sicurezza energetica del nostro Paese"

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Il presidente del Copasir: &quot;La Libia più l’Algeria fanno il 43%
dell’energia italiana. È in gioco qualcosa di fondamentale per noi&quot;. Napolitano: &quot;Stop alle violenze&quot;. Palazzo Chigi: &quot;Vicini al popolo libico&quot; Bagnasco: &quot;Se colpito il popolo reagisce&quot;
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Roma - La comunità internazionale guarda all'evolversi della situazione in Libia con il fiato sospeso. L'Italia ancor di più, vista la vicinanza e gli stretti rapporti economici. Il presidente del Copasir, Massimo D’Alema, interviene sulla crisi libica affrontando il delicato tema dei rapporti tra Tripoli e l'Italia. "E' in gioco qualcosa di fondamentale, c’è un problema molto delicato e importante di sicurezza del Paese, perché la sicurezza energetica è la parte fondamentale della sicurezza del paese". D’Alema ne ha parlato a Bari dove, inaugurando la sede provinciale del Pd, ha parlato degli effetti economici della crisi libica. "Uno degli effetti - ha detto - e che da questa mattina comincia a rallentare il flusso del gas. Qui ci sono in gioco gli interessi vitali del Paese - ha aggiunto - perché la Libia più l’Algeria fanno il 43% dell’energia italiana. È in gioco qualcosa di fondamentale". D’Alema ha anche sottolineato la necessità di prepararsi "come un paese civile ad affrontare il rischio dei profughi perchè non si possono mandare indietro persone che scappano da una guerra". "Quando eravamo al governo - ha detto - con l’Albania abbiamo affrontato una situazione analoga lo abbiamo fatto bene e rispettando i diritti umani". "Sono problemi che si risolvono - ha concluso - se c’è una classe dirigente bisogna affrontare la questione predisponendo l’accoglienza".

Napolitano: stop alle violenze Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano - si legge in una nota del Quirinale - sta seguendo con attenzione le drammatiche notizie provenienti dalla Libia che riferiscono di un già pesante bilancio di vittime fra la popolazione civile. Il Capo dello Stato sottolinea come alle legittime richieste di riforme e di maggiore democrazia che giungono dalla popolazione libica vada data una risposta nel quadro di un dialogo fra le differenti componenti della società civile libica e le autorità del Paese che miri a garantire il diritto di libera espressione della volontà popolare.

Palazzo Chigi: vicini al popolo libico "L’Italia è vicina al popolo libico che sta attraversando un momento tragico della sua storia". Lo hanno riferito fonti di Palazzo Chigi, che smentiscono categoricamente che vi sia stato alcun aiuto italiano nella repressione delle manifestazioni. "Sono totalmente false, provocatorie e prive di fondamento le voci riguardo a presunti aiuti italiani, militari o sotto qualsiasi altra forma, nelle azioni contro i manifestanti e a danno dei civili", hanno spiegato le fonti di Palazzo Chigi.

Bagnasco: popolo prima o poi reagisce E' molto dura la presa di posizione del cardinale Angelo Bagnasco sulla dura repressione messa in atto dal governo libico. Le popolazioni "prima o dopo reagiscono" a una visione dell’uomo "che è contro i suoi diritti fondamentali, contro la sua dignità", ha detto il presidente della Cei. Oltre la Libia, ha detto Bagnasco, "c’è tutta l’area del Nord Africa. E quanto sta succedendo a me pare che corrisponda ad un fatto generale già successo anche nell’Est. A un certo momento, le popolazioni reagiscono necessariamente, oltre che per problemi economici e politici, contro una antropologia, quindi a una visione dell’uomo che è contro i suoi diritti fondamentali, contro la sua dignità. Quindi oltre gli elementi di tipo economico, certamente c’è questo dato di fondo che non può essere compresso da nessun regime, da nessuna dittatura e prima o poi esplode".