D'Alema si compiace perché Consorte va forte

Prime indiscrezioni sulle intercettazioni depositate dal gip Forleo. Le telefonate, che risalgono al luglio 2005, riguardano la scalata di Unipol alla Bnl. L'attuale ministro degli Esteri esulta: "Facci sognare", poi lo avverte: "Stai attento alle comunicazioni"

Milano - Massimo D’Alema si compiace perché Consorte va forte. E pare andare lontano, col vento in poppa. Ma non si limita a benedire da lontano le geometrie finanziarie del Presidente di Unipol e del suo vice, Ivano Sacchetti. No, il 14 luglio 2005, come documentano le intercettazioni Unipol finalmente disponibili, D’Alema mostra insieme la sua capacità strategica e la sua accortezza nel gestire la difficile operazione. Alle 9.46 l’attuale ministro degli Esteri è all’apparecchio con Consorte. E lo invita a stare attento «ad esser prudente sulle comunicazioni». E lo invita: «Meglio incontrarsi di persona». Le cimici piazzate dalla Guardia di finanza registrano le irrituali parole di D’Alema, in un momento delicatissimo del business.

Consorte pare assai vicino a completare la complessa vicenda finanziaria studiata da Unipol. Il 12 luglio, ha parlato con Fassino e si è sbilanciato: «Se riesco a far quadrare due cose chiudiamo. Ho un paio di banche internazionali».
Il 14 luglio, la trama s’infittisce. Alle 9.46 è D’Alema a telefonare a Consorte e a dargli l’ultima novità di quella partita a scacchi fra numerosi attori: è andato a trovarlo Vito Bonsignore, europarlamentare Udc e possessore di un pacchetto Bnl. Per restare nel patto, Bonsignore vuole una contropartita politica. D’Alema chiarisce la posizione del suo interlocutore, poi riassume: «Gianni, andiamo al sodo: se vi serve, resta». Il presidente di Unipol fa capire che in quella guerra non si butta via niente e nessuno: serve, serve. A questo punto della conversazione, D’Alema invita l’amico, che in quel momento è sotto intercettazione, alla prudenza. Meglio un incontro a quattr’occhi; in realtà, Consorte è così impegnato che rinvierà l’appuntamento con D’Alema. Consorte cede il telefonino a Pierluigi Stefanini, presidente di Holmo, la holding delle cooperative che controlla Unipol, e oggi presidente del gruppo assicurativo. C’è un problema di fondo, gli ambienti finanziari, anche a Milano, non vedono di buon occhio la scalata. Ma D’Alema marcia inarrestabile. Prima ringrazia il mondodelle coop per il sostegno dato: « Ringrazia i nostri amici». Poi chiede a Stefanini attenzione: «Fate bene i conti, non sbagliate i conti». Il leader non si accontenta e va oltre. «Comunque ho fatto un po’ di chiacchierate anche milanesi... insomma alla fine se ce la fate vi rispetteranno». Dove, il soggetto sottinteso è proprio l’ambiente milanese apparentemente così ostico. D’Alema, che ha buone rapporti in tutte le direzioni, è convinto che l’operazione possa andare a buon fine.

Ma la scalata, lanciata in casa Ds fra squilli di tromba, fallirà. D’Alema, comunque, in quelle conversazioni compare solo il 7 e il 14 luglio. Pochi dialoghi, come si vede, giocando di sponda e utilizzando i cellulari dei suoi collaboratori. Assai più numerose le intercettazioni in cui tornano i nomi di Latorre e Fassino. E c’è anche un punto in cui Latorre bolla così il segretario dei Ds: «Non capisce un tubo». In tutto, le chiamate scongelate dopo quasi due anni dal gip Clementina Forleo sono 73 e comprendono anche le converszioni in cui sono stati intercettati tre parlamentari di Forza Italia.

Le 73 telefonate sono contenute all’interno del procedimento Antonveneta e per lungo, lunghissimo tempo la Procura di Milano le ha difese costruendo un muro invalicabile. Anche nelle scorse settimane, dopo la discovery degli atti in udienza da parte della Forleo, l’accesso alle chiamate era stato bloccato: i file non erano stati trascritti, i legali - un centinaio per assistere gli 84 indagati del procedimento - potevo ascoltarli senza prendere appunti e lasciando la carta d’identità all’ingresso della saletta creata ad hoc a Palazzo di giustzia. Ora, conclusa la perizia disposta dal gip, le carte sono state messe a disposizione degli avvocati per tre giorni. Ieri, oggi e domani, in vista di un’ulteriore udienza di scrematura. Un compromesso all’italiana che salva forma e sostanza. Di buon mattino uno sparuto plotone di avvocati entra nell’ufficio e comincia a leggere le carte. Qualche ora dopo le agenzie rilanciano le prime indiscrezioni. Il muro non c’è più.