D'Alema: "Stop a Enduring Freedom". Gli Usa: "Missione indispensabile"

Afghanistan, attacco a Bush del ministro degli Esteri: "Conseguenze sono disastrose: troppe vittime. Va coordinata con la missione Isaf". Ma in serata il portavoce del Dipartimento di
Stato, McCormack replica duramente: "Missioni separate ma entrambe necessarie" per far fronte alla minaccia dei
Talebani e di Al Qaida. <strong><a href="/a.pic1?ID=195291" target="_blank">Ucciso un ostaggio coreano, libero il reporter danese</a></strong>

Roma - Superare 'Enduring Freedom', la missione militare a guida Usa scattata in Afghanistan subito dopo l'11 settembre 2001 le cui operazioni nel sud del Paese - dove più forte è la guerriglia talebana - stanno causando da mesi la morte di centinaia di civili. E' questa, secondo il ministro degli Esteri Massimo D'Alema, la strada da imboccare - seppure gradualmente - per evitare che la presenza internazionale finisca per alienarsi il consenso della popolazione afghana. Una convinzione però che non trova sponde oltre Atlantico: l'operazione Enduring Freedom e quella Isaf guidata dalla Nato, commenta infatti in serata il portavoce del Dipartimento di Stato, Sean McCormack, "sono missioni separate, e nello stesso tempo complementari", comunque, sottolinea McCormack, entrambe "indispensabili e necessarie" per far fronte alla minaccia dei Taleban e di Al Qaida.

Le parole di D'Alema arrivano nel pomeriggio davanti le commissioni congiunte Esteri e Difesa della Camera, dove in una sorta di remake molto più soft della giornata di ieri al Senato, il responsabile della Farnesina fa il punto delle missioni italiane all'estero, allargando l'orizzonte a tutti gli scenari caldi della politica internazionale. A partire proprio dall'Afghanistan, dove l'Italia è impegnata con circa 2000 uomini tra Kabul e Herat, e non ha mai nascosto la forte contrarietà allo stillicidio di morti innocenti (600 solo nel 2007, secondo la missione Onu a Kabul) causati dai bombardamenti anti-taleban nella parte meridionale del Paese. Vittime, spiega D'Alema, che non solo sono "inaccettabili" sul piano morale, ma addirittura "disastrose" su quello politico, in quanto fonti di "crescenti tensioni tra le forze internazionali e il governo afghano".

Il ragionamento del capo della diplomazia italiana sposa in sostanza quanto va ripetendo da mesi anche il ministro della Difesa, Arturo Parisi: senza il necessario "coordinamento" tra le attività militari di Isaf (la forza Nato di stabilizzazione alla quale partecipa anche l'Italia) ed 'Enduring Freedom' (quella a guida Usa con compiti di caccia ai taleban nel Sud), si rischia un corto circuito deleterio per la stabilizzazione del Paese. "E' evidente - osserva infatti il ministro degli Esteri - che il sovrapporsi delle missioni Isaf ed Enduring Freedom, che più opportunamente dovrebbe concludersi secondo la nostra opinione, finisce per creare molto spesso condizioni di un'azione militare non efficacemente coordinata e rischiosa per le popolazioni civili". Questo, secondo D'Alema, "é il problema più delicato". Ma attenzione, terrà a precisare poi conversando con i giornalisti, "superare" Enduring Freedom non significa certo lavorare per ridurre la presenza Usa nel Paese, né tanto meno - spiegano fonti della Farnesina - cercare di farlo "dall'oggi al domani".

D'altra parte, si ragiona sempre in ambienti vicini al ministro degli Esteri, all'inizio dello scorso anno erano stati proprio gli americani a proprorre di unificare le due missioni sotto comando Nato. Certo, ora le condizioni sul terreno sono mutate, la recrudescenza di attacchi da parte dei taleban ha fatto cambiare l'orientamento degli Usa che ora ritengono non ci siano più le condizioni per farlo nell'immediato. Tanto è vero che in serata il Dipartimento di Stato definisce "indispensabili" entrambe le missioni. Ma d'altra parte l'orizzonte rimane quello di lungo periodo. Appena ieri, infatti, D'Alema aveva spiegato che anche se l'obiettivo dell'Italia e della comunità internazionale non è quello di rimanere in Afghanistan "indefinitamente", la permanenza "non sarà breve". Perché l'Afghanistan sta cominciando solo a piccoli passi a camminare sulle sue gambe, e gli alleati hanno il compito di far maturare nel tempo quei progressi in campo civile, politico e umanitario che rappresentano la premessa indispensabile per andare via un giorno dal Paese. "L'obiettivo strategico" dell'Italia rimane comunque una conferenza di pace, di cui quella di Roma sulla giustizia del 3 luglio scorso può essere considerata "un momento preparatorio": anche se un summit di pace non è per il momento in agenda, premette infatti D'Alema, oggi quella prospettiva appare molto "più realistica di quando cominciammo a parlarne un anno fa, e comunque - assicura - noi continueremo a lavorare in questa direzione".